Bielorussia, due croniste condannate per aver fatto il loro lavoro

I sindacati internazionale e continentale, insieme con l’Associazione bielorussa dei giornalisti, «stigmatizzano con forza la criminalizzazione del giornalismo da parte del regime del presidente Lukashenko» e chiedono alla comunità internazionale di reagire con fermezza a questa sentenza.

Due anni di carcere ciascuna per aver trasmesso in diretta le proteste contro il presidente Lukashenko. Per aver svolto, dunque, il loro lavoro. Questa la decisione della giudice bielorussa Natallya Buhuk che, accogliendo la richiesta della procuratrice Alina Kasyanchyk, ha condannato oggi, 18 febbraio, Catarina Andreeva e Darja Chulcova, le due giornaliste del canale televisivo polacco Belsat già in carcere con l’accusa di “organizzazione di eventi pubblici volti a turbare l’ordine civile”.

Le due giornaliste erano state arrestate il 15 novembre mentre per la loro emittente stavano seguendo una manifestazione a Minsk. Per le Federazioni internazionale ed europea dei giornalisti, che ne hanno chiesto l’immediato rilascio, oltre al ritiro di tutte le accuse a loro carico, «Andreeva e Chulcova sono prigioniere politiche».

Nella loro ultima dichiarazione in aula, Andreeva e Chulcova si sono dichiarate innocenti, definendo le accuse motivate politicamente, e hanno chiesto la scarcerazione di tutti i prigionieri politici in Bielorussia.

«Consideriamo il verdetto un verdetto politico, che ha l’obiettivo di intimidire tutti i lavoratori dei media in modo che smettano di fare il loro lavoro di raccontare gli importanti eventi di interesse pubblico che accadono nel Paese, il che di fatto significa un divieto a svolgere la professione di reporter», commenta l’Associazione bielorussa dei giornalisti, che – insieme con Efj e Ifj – chiede «la revisione del processo a carico delle due giornaliste di Belsat e il loro immediato rilascio, insieme con la fine della persecuzione dei giornalisti e dei media in Bielorussia» e rivolge un appello al popolo bielorusso e alla comunità internazionale ad appoggiare tali richieste.

Per il presidente della Ifj, Younes Mjahed, «questa decisione è vergognosa e del tutto infondata. Esortiamo il presidente Lukashenko – incalza – a interrompere immediatamente la sua campagna di intimidazione contro la stampa e a rilasciare Catarina Andreeva e Darja Chulcova. Il verdetto di oggi è un chiaro attacco alla libertà di stampa».

Sulla stessa linea il presidente della Efj, Mogens Blicher Bjerregard. «Questa condanna – afferma – ha lo scopo di intimidire un’intera categoria, di criminalizzare il giornalismo. La deriva repressiva del regime del dittatore Lukashenko richiede una reazione rapida e ferma da parte della comunità internazionale. Invitiamo ancora una volta l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa e l’Osce a non essere complici degli abusi del regime».

Darja Chulcova, a sinistra, e Catarina Andreeva (Foto: @baj_by)

@fnsisocial