RETRIBUZIONI RAI-TV e SPENDING REVIEW

Egregio Direttore,
quando il dott. Passarotti dice cose sensate e non faziose trova la mia piena condivisione. La sua lettera denuncia giustamente le eccessive retribuzioni di molti dirigenti (troppi per la verità!) e di molti conduttori e partecipanti a varie trasmissioni della RAI-TV, veramente “strapagati” da parte di un’Azienda di Servizio Pubblico costantemente in perdita (bilanci sempre in rosso, che lo Stato deve poi ripianare) nonostante i cospicui introiti procurati dai canoni d’abbonamento e dalla pubblicità. Giustamente ha sollevato la questione l’on. Brunetta nell’intervista da Fazio (nella rubrica “Che tempo che fa”) chiedendo che vengano rese pubbliche le retribuzioni dei dipendenti e dei partecipanti alle varie trasmissioni: una volta tanto la dice giusta anche lui, anche se poteva intervenire già prima. Io aggiungerei anche lo sperpero di denaro elargito con premi di migliaia di Euro, davvero esagerati e immeritati (ed eticamente riprovevoli!) ai partecipanti di diverse trasmissioni televisive, per lo più a quiz: nella vicina Svizzera, ben più ricca di noi, i premi sono davvero modesti ma non per questo le trasmissioni sono meno frequentate e seguite dai telespettatori (dovrebbe costituire già una gratificazione la possibilità di parteciparvi, indipendentemente dall’entità delle vincite). Ricordo al dott.Passarotti che un tempo la RAI-TV non era così generosa e che da quando è entrato in campo il privato (Mediaset per intenderci) che per accaparrarsi i conduttori e gli attori più in voga e più popolari li ha strapagati, ha dovuto essa pure aumentare i loro compensi per stare al passo con la “concorrenza”. Ricordate il caso di Mike Buongiorno strappato alla RAI da Berlusconi con una retribuzione di molte volte superiore? O quell’altro di Bonolis? Ben venga quindi una “calmierazione” delle retribuzioni di dirigenti, conduttori, presentatori e gente dello spettacolo, e mi auguro anche dei premi, nella RAI-TV, che come Servizio Pubblico dovrebbe assolutamente tornare a essere prevalentemente delegata alla informazione e meno al divertimento, e sopratutto attenta al pareggio di bilancio, senza inseguire le TV private cui andrebbero per lo più lasciati certi programmi (costosi e spesso diseducativi!) di intrattenimento e di svago. I proventi del canone e della pubblicità dovrebbero bastare a coprire le spese.

Giovanni Dotti