Messina – Adesso voglio sperare che lo psicodramma del calcio messinese non ci accompagni tutta l’estate. Come se quella di domenica scorsa non fosse una retrocessione annunciata. Non c’erano i soldi, non c’erano le capacità, non c’era la volontà. Tutti non <c’erano> che si attagliano perfettamente non tanto a una squadra e a una società calcistica ma a una città intera.
Troppe delusioni ci ha inflitto la Storia perché non dobbiamo dubitare di noi medesimi. Allora, per uno strano gioco a nasconderella, preferiamo eludere la nostra presenza e rifarci all’opera altrui, che non sempre ci ricompensa della nostra fiducia. Ma appunto per questo ci consoliamo: che tradendoci gli stranieri, possiamo maledirli senza ritegno alcuno, che si faccia il nostro male è appena rilevante e nella maggior parte dei casi trascurabile: questo consente alla nostra indole di perditori nati. E l’aspetto davvero grande del dramma sportivo è che il tifoso dello Stadio San Filippo – Franco Scoglio subisce senza reagire, come uno che si sacrifica nell’impossibile sogno di rettificare un costume insopportabile.
Mentre si consuma il rito delle promesse da marinaio – per acchiappare consensi e voti – per la campagna elettorale delle Amministrative facciamo la conta dei protagonisti che di giorno in giorno si preparano a deliziare il Comune di Messina: quando chi vincerà nell’urna siederà sullo scranno avrà inizio, vedrete, la grande caccia. Peccato che tutta l’indulgenza è stata usata per smacchiare i colletti bianchi dei candidati e cancellare la storia: la giustizia è intasata, i processi vanno in prescrizione e i cittadini hanno altro a cui pensare.
Provate ad andare in giro per banche, enti, fondazioni a proporre un progetto, un’idea. Provate a trovare qualcuno che cacci un centesimo! C’è la crisi, non ci sono soldi, è la solita ritrita risposta. Tranne qualche sparuta eccezione, la crisi a Messina dura da almeno venti e passa anni. E’ la crisi di una città seduta da troppo tempo sui suoi piccoli meschini privilegi, le sue ormai finite rendite di posizione. La crisi di una classe dirigente ma anche di una borghesia bottegaia che non vede aldilà del proprio naso. Ci rimangono giusto le granite. Sempre che non si capiti nel bar sbagliato. Tutto sommato in politica uno può anche tentare di condurre il gioco. Spesso con il calcio è impossibile. Chissà, forse nel bel mezzo della Vara, o nella prossima intervista telepilotata, scopriremo che la soluzione ideale è nominare un presidente al di sopra delle parti, una personalità indiscussa, un grande esperto, insomma il venerabile maestro di turno. Insomma, prepariamoci a una estate messinese emozionante.
