STRETTO DI MESSINA: SOLO E SOLTANTO CHIACCHIERE

Dopo essere stata “secretata” per oltre quattro mesi, viene oggi approvata la “Relazione di aggiornamento” del progetto preliminare. Naturalmente tutti noi (associazioni, cittadini, tecnici, parlamentari, componenti della Conferenza dei servizi), attendiamo di vederne il contenuto prima di esprimerne un giudizio e una valutazione.

Al momento leggiamo che la Relazione attesta la rispondenza del Progetto Definitivo (del 2011) alle prescrizioni contenute nell’approvazione del Progetto Preliminare (del 2002). In pratica attesta che 13 anni fa era stato redatto un Progetto Preliminare che si adeguava a prescrizioni indicate 22 anni fa. Se è così, è una comica. Voluta dalla legge “speciale” per il ponte, ma sempre comica!
Poi, indicazioni “di adeguamento” che il Progetto Esecutivo dovrà rispettare, relative a norme tecniche, sicurezza, regole di programmazione “di cui ai manuali di progettazione attualmente in uso”, evoluzione tecnologica, prove sperimentali indicate dal Comitato Tecnico Scientifico. Vedremo il contenuto di queste indicazioni, ma tre quarti di questi argomenti sono ovvietà: come potrebbe un Progetto Esecutivo non rispettare le norme tecniche, di sicurezza, l’evoluzione tecnologica o le regole di programmazione dei “manuali attualmente in uso”?
Apprendiamo che i tempi di costruzione previsti sono già cresciuti di un anno: 7 anni anziché 6.
Il comunicato di Stretto di Messina, poi, smentisce da solo la bufala dei 120.000 lavoratori: SdM comunica che l’occupazione diretta del ponte sarà in media di 4.300 lavoratori/anno, con “picchi” di 7.000 nelle fasi maggiore intensità. Significa che i lavoratori che per sette anni saranno occupati nella costruzione del ponte saranno circa 3.500, a fronte di 15 miliardi di costo e della devastazione, invasione, distruzione che l’area dello Stretto dovrebbe subire per “fare spazio” a quest’inutile spreco. Lo avevamo detto più volte e la “Stretto di Messina” lo conferma, giocando con le parole: i numeri sull’occupazione a quattro e cinque zeri si riferiscono non a “lavoratori”, ma a “Unità di Lavoro Annue”. E moltiplicano fittiziamente i “posti di lavoro”. Un lavoratore impiegato per 7 anni nella costruzione del ponte è, ovviamente, un “posto di lavoro”, ma vale nei conti di facciata della Stretto di Messina 7 “Unità di Lavoro Annue”. Capito il trucco?
I risparmi di tempo dei treni, poi, sono fasulli. Si confrontano con un sistema di attraversamento dinamico obsoleto, superato dalle sperimentazioni già consolidate che consentono, secondo le comunicazioni ufficiali delle Ferrovie, di risparmiare 40’. E un sistema più moderno di attraversamento, con navi più grandi ed ecologiche, consentirà di risparmiare anche più di 50’ sui tempi attuali. Il “risparmio di tempo” del ponte sarebbe quindi molto minore di quanto prospettato, riverberandosi sull’asserito saldo positivo dell’Analisi Costi-Benefici.
Aspettiamo, finalmente, di vedere le carte. Perché il dibattito pubblico che il DL 35 vuole negare ce lo prenderemo con gli argomenti e con la legge.

Coordinamento “Invece del ponte – cittadini per lo sviluppo sostenibile dell’area dello Stretto”