Referendum Giustizia. Verso un’occasione persa… l’ennesima

A seguire la campagna elettorale per il referendum costituzionale del prossimo 22 marzo sulla separazione delle carriere dei magistrati, si viene colpiti dal moltiplicarsi degli interventi che mirano più che altro a discreditare legittimità e onestà di chi la pensa in modo diverso. Il fondo, in questo momento, si è toccato col procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che ha stigmatizzato i potenziali elettori del Si’ come delinquenti e quelli del NO come brave persone.

Stigmatizzazione che proprio in queste ore registra una moltitudine di reazioni che, a parte casi isolati, sono dello stesso livello: una sorta di gara a chi dice la cosa più truce sulla controparte. Certo ci sono alcuni, essenzialmente sul fronte del SI’, che argomentano in modo razionale e facendo riferimento al testo del quesito. Ma sono pochi e messi volutamente ai margini perché, anche tra alcuni fautori del SI’ sembra prevalere il desiderio dello scontro tra fazioni – sostenitori del governo (promotore del referendum) o meno – che non sul quesito.

E’ un’occasione persa. L’ennesima. Di darci un sistema giudiziario che risponda ai tempi che stiamo vivendo e, soprattutto, che rimedi ai tanti “orrori” del passato come – il più eclatante tra i tanti – il caso Tortora, che in tanti continuano a chiamare “errore”, nascondendo a se stessi che, proprio nello specifico, non si trattò di “errore”, ma vera e propria macchinazione contro la giustizia. E’ bene precisare questa differenza tra “errore” e “orrore”, perché è caratteristica dominante nel nostro regime giudiziario che, dopo i profondi cambiamenti fatti durante il regime fascista del secolo scorso, non ha mai conosciuto una pulizia e superamento per renderlo al servizio dei cittadini. “Orrore” alimentato dal fatto che tutti, soprattutto gli operatori della giustizia, ne sono consapevoli, ma hanno preferito adagiarsi che non rimediare. Il referendum del 22 marzo avrebbe potuto essere l’occasione per un confronto anche al di fuori degli addetti ai lavori.

Ma sembra che questa volontà politica proprio non ci sia: prevale la voglia di demonizzare l’avversario e soverchiare qualunque razionalità accusando la controparte, soprattutto nel fronte del NO, di intenzioni malevole e dispotiche che, nello specifico del quesito referendario, non vengono trattate. Il meccanismo che viene avvalorato, indipendentemente dal quesito, è quello di “chi vince piglia tutto” che, pur se con meno evidenza numerica e mediatica, si manifesta anche nel fronte del SI’

Già prevediamo cosa accadrà: la partecipazione al voto sarà bassissima, dimostrando che il trend di calo che si manifesta in ogni elezione, è modo privilegiato degli elettori per comunicare la propria estraneità a questo modo di fare politica. Bassa partecipazione che non incide sul risultato del referendum, visto che non ci sono quorum, ma che, qualunque sia il risultato, metterà la parte vincente e quella perdente di fronte a un drammatico problema…. ammesso che, entrambe le parti, siano in grado e vogliano percepire l’importanza di quello che noi chiamiamo dramma.

Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc