Povertà Assoluta 2026: 1,3 Milioni di Bambini, il dato peggiore da 10 anni

L’ultimo report ISTAT sulla povertà riconferma uno scenario drammatico, mostrando un Paese che non riesce a risollevarsi. Nonostante una sintesi statistica più scarna rispetto al passato, i numeri parlano chiaro: oltre 5,7 milioni di individui vivono oggi in povertà assoluta, con un’incidenza individuale che sale al 9,8%. Non si tratta di una semplice stagnazione, ma della conferma di un fallimento strutturale: i dati “stabili” del 2024 rappresentano in realtà il consolidamento di livelli record di sofferenza economica.

Il quadro attuale è minato da segnali di peggioramento che non possono essere ignorati. Mentre il Paese tenta di restare a galla, nelle Isole la povertà individuale è già esplosa, passando dall’11,9% al 13,4% in un solo anno. A questo si aggiunge la condizione dei minori, la più critica dal 2014, con quasi 1,3 milioni di bambini che crescono senza beni essenziali.

Oggi l’Italia vive in un equilibrio pericolosamente precario. Con l’ombra dei conflitti alle porte dell’Europa e l’onda d’urto di prezzi gonfiati che erodono il potere d’acquisto, la soglia tra la sopravvivenza e il baratro si è fatta sottilissima. Senza interventi immediati e coraggiosi, quello che oggi leggiamo come un report statistico potrebbe trasformarsi domani in un’emergenza sociale senza precedenti, spingendo milioni di italiani letteralmente in mezzo a una strada.

5 dati che fanno riflettere

1. Il Record storico della Povertà Minorile

Il dato sui minori è il più allarmante: nel 2024, la povertà assoluta coinvolge oltre 1,28 milioni di bambini e ragazzi. L’incidenza è pari al 13,8%, confermandosi come il valore più elevato dell’intera serie storica a partire dal 2014.

2. Il peggioramento nelle Isole

Mentre a livello nazionale la situazione appare stabile, si registra un segnale di forte degrado nelle Isole. Qui la povertà individuale è aumentata in modo statisticamente significativo, balzando dall’11,9% del 2023 al 13,4% del 2024.

3. L’affitto come fattore di rischio esponenziale

Avere o meno una casa di proprietà determina il destino economico delle famiglie. L’incidenza di povertà assoluta per chi vive in affitto è del 22,1%, ovvero quasi cinque volte superiore rispetto al 4,7% di chi vive in un’abitazione di proprietà. Tra le famiglie povere con stranieri, ben il 75,9% vive in affitto.

4. Il Paradosso dei “Working Poor” (operai e dipendenti)

Il lavoro non è più una garanzia contro l’indigenza. L’incidenza di povertà tra le famiglie con persona di riferimento operaio o assimilato è al 15,6%. Se si guarda alle famiglie con minori, questa percentuale sale addirittura al 18,7% tra gli operai.

5. Il divario tra Italiani e Stranieri

La cittadinanza incide profondamente sulla vulnerabilità. L’incidenza di povertà assoluta tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri è del 35,2%, una quota drammaticamente più alta rispetto al 6,2% registrato tra le famiglie di soli italiani. Nel Mezzogiorno, questa forbice si allarga ulteriormente, con gli stranieri che raggiungono il 42,5% di povertà.

Uno sguardo sull’ultimo decennio 

L’ultimo report ISTAT, pubblicato nell’ottobre 2025 e riferito ai dati dell’anno 2024, delinea un quadro di stabilità negativa per l’Italia. Nonostante non si registrino aumenti esponenziali a livello nazionale, il fenomeno della povertà si è ormai consolidato su livelli record. A gravare su questo equilibrio già precario è lo scenario geopolitico internazionale. L’escalation della guerra in Medio Oriente rischia di dare una spinta significativa all’aumento delle percentuali di povertà entro la fine dell’anno. L’instabilità dell’area minaccia di innescare nuovi shock energetici e un’ulteriore impennata dei prezzi al consumo, colpendo proprio quel paniere di beni essenziali (alimentari e abitazione) che l’Istat utilizza per calcolare la soglia di povertà assoluta.

Secondo l’ultimo rapporto Istat, nel 2024, la povertà assoluta in Italia è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Guardando alle famiglie coinvolte, troviamo più di 2,2 milioni, pari all’8,4% dei nuclei residenti.

Oltre 5,7 milioni, che rappresentano il 9,8% gli individui in stato di povertà assoluta.

Fasce d’età e vulnerabilità

La povertà continua a colpire duramente le generazioni più giovani:

  • Minori: L’incidenza è al 13,8% (circa 1,3 milioni di giovani), il valore più alto registrato dal 2014.
  • Giovani (18-34 anni): L’incidenza si attesta all’11,7%.
  • Adulti (35-64 anni): Resta invariata al 9,5%, ai massimi storici della serie.
  • Anziani (over 65): È la fascia meno colpita, con un’incidenza del 6,4%
  • L’illusione dello stipendio: l’aumento dei “Working Poor” in Italia

    Nel 2024, il lavoro non rappresenta più uno scudo automatico contro l’indigenza. Secondo l’ultimo report ISTAT, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata si attesta all’8,7%. Tuttavia, questo dato nasconde una realtà molto più drammatica per alcune categorie specifiche: tra le famiglie di operai e assimilati, l’incidenza balza al 15,6%, quasi il doppio rispetto alla media dei lavoratori dipendenti.

    Questi individui sono i cosiddetti “working poor“: lavoratori che, pur percependo un salario, vivono in condizioni di grave difficoltà economica a causa di stipendi non adeguati all’inflazione e alla crescente precarietà. Il rischio di scivolare nella povertà è strettamente legato alla posizione professionale: mentre per dirigenti, quadri e impiegati l’incidenza è appena del 2,9%, per chi svolge mansioni operaie la vulnerabilità è ai massimi storici.

    L’erosione del potere d’acquisto e l’aumento dei costi dei beni primari spingono molte persone verso forme di svago a costo zero o promozionali. Questo fenomeno spiega l’attenzione crescente verso soluzioni come i casinò online con bonus senza deposito, che attraggono chi cerca distrazione senza intaccare un bilancio familiare già al limite della sopravvivenza.

  • Il divario territoriale e il peso della famiglia

    La geografia del lavoro povero mostra fratture profonde:

    • Mezzogiorno: La situazione è esplosiva. Tra le famiglie di operai, l’incidenza della povertà relativa raggiunge il 28,9%, evidenziando come al Sud quasi un operaio su tre non riesca a mantenere uno standard di vita dignitoso.
    • Presenza di minori: Il disagio si accentua drasticamente nei nuclei con figli. Se la persona di riferimento è un operaio, l’incidenza di povertà assoluta sale al 18,7%.
    • Titolo di studio: L’istruzione rimane il principale fattore di protezione. Chi possiede solo la licenza elementare ha un’incidenza di povertà del 14,4%, che crolla al 4,2% per chi ha conseguito almeno un diploma.

    Dal 2014 al 2024, la condizione dei lavoratori indipendenti non imprenditori (“altro indipendente”) è rimasta critica, con un’incidenza di povertà assoluta del 7,4%. In un contesto dove il costo della vita continua a salire, il “posto di lavoro” è diventato per milioni di italiani un equilibrio precario che non garantisce più la stabilità.

  • Quanto sono Poveri gli Stranieri in Italia?

    Nel 2024, oltre un terzo (35,3%) degli stranieri regolari si trovava in una condizione di povertà assoluta. Questa percentuale è salita al 32,4% nel 2021 e ha continuato a crescere fino al 34% nel 2023. In termini assoluti, l’ultimo dato suggerisce che circa 1 milione e seicentomila stranieri sono toccati da questa realtà.

    Questa tendenza crescente di povertà in Italia tra gli stranieri può essere attribuita a diversi fattori, inclusi la precarietà lavorativa, le barriere linguistiche, culturali e sociali che influenzano l’accesso a opportunità di lavoro qualificate e ben remunerate.

  • Guardando agli anni scorsi, le spese alimentari (20% della spesa totale annua) in Italia sono aumentate dell’1% tra il 2021 e il 2022, riflettendo gli aggiustamenti delle famiglie italiane di fronte alle pressioni economiche. In particolare, le spese legate all’abitazione rappresentano una quota significativa del bilancio familiare, con un incremento della spesa mensile media da 913 euro nel 2021 a 1,010 euro nel 2022.
  • L’affitto: quanto grava sugli italiani?

    Il legame tra la condizione abitativa e l’indigenza rappresenta uno dei nodi più critici dell’ultimo rapporto Istat, evidenziando come vivere in affitto sia oggi un potente acceleratore della vulnerabilità economica.

    Nel 2024, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie che pagano un canone di locazione è schizzata al 22,1%, coinvolgendo oltre un milione di nuclei, a fronte di un misero 4,7% registrato tra chi possiede un’abitazione di proprietà. Questa forbice si allarga drammaticamente nel Mezzogiorno, dove quasi una famiglia su quattro in affitto vive sotto la soglia di povertà, e raggiunge picchi del 32,3% nei nuclei con figli minori. Il peso dell’abitazione è ancora più schiacciante per le famiglie povere con cittadini stranieri, che nel 75,9% dei casi vivono in affitto e pagano un canone medio di circa 373 euro mensili, sottraendo risorse vitali per il soddisfacimento dei bisogni primari.

    Sebbene il 16% delle famiglie povere proprietarie debba comunque sostenere le rate di un mutuo, è evidente che l’assenza di un patrimonio immobiliare di proprietà costituisce il confine più netto tra una stabilità precaria e l’esclusione sociale assoluta.

  • L’anno scorso avevamo presentato una proiezione della povertà assoluta tra le famiglie italiane dal 2005 al 2030, che vogliamo riproporre. La linea rossa mostra un trend inquietante: l’incidenza della povertà assoluta è in aumento. Nel 2005, la percentuale di famiglie in questa condizione era intorno al 5%, ma nel corso degli anni è salita gradualmente.

    Da notare in particolare sono i picchi che si prevede avvengano in futuro. Sfiorato il 9% entro la fine del 2024. La proiezione più allarmante è quella per il 2030, dove si evidenzia che 1 famiglia su 10 potrebbe trovarsi in stato di povertà assoluta.

    Il grafico funge da campanello d’allarme per le politiche sociali ed economiche del Paese, richiamando l’attenzione sulla crescente disuguaglianza e sul bisogno di strategie di inclusione e sostegno economico più efficaci.

    Questi dati confermano che la povertà in Italia 2024 non è più un’eccezione ma una realtà diffusa. Le statistiche evidenziano un aumento progressivo, che necessita di risposte politiche ed economiche efficaci per contrastare questa emergenza sociale.

    La linea di tendenza delinea un futuro prossimo all’insegna dell’incertezza: se nel 2005 la povertà assoluta riguardava circa il 5% delle famiglie, nel 2024 ci troviamo di fronte a una realtà consolidata all’8,4%. Nonostante il dato appare stabile rispetto all’anno precedente, le proiezioni per il 2030 sono allarmanti: se le attuali tensioni geopolitiche e l’inflazione dovessero persistere, una famiglia su dieci potrebbe trovarsi in stato di indigenza assoluta.

    In questo scenario di equilibrio precario, colpisce il contrasto con la crescita della spesa per il gioco d’azzardo online, segnale di una società che tenta la sorte in un clima di scarsa mobilità sociale. Questi numeri non sono semplici statistiche, ma un campanello d’allarme per le politiche nazionali: con la povertà tra i minori che tocca il record del 13,8%, l’emergenza non è più un’eccezione, ma una piaga strutturale che richiede risposte immediate e coraggiose per evitare che il disagio economico diventi irreversibile.

    Oltre l’emergenza: le direttrici per un’Italia più equa

    I dati Istat del 2024 confermano che la povertà in Italia non è più un fenomeno passeggero, ma una condizione radicata che richiede interventi strutturali e multidimensionali. Se vogliamo evitare che la stabilità odierna si trasformi in un baratro nel 2030, la prima leva su cui agire è l’istruzione: i numeri dimostrano che il titolo di studio è il principale scudo contro l’indigenza, con un’incidenza di povertà che crolla dal 14,4% della licenza elementare al 4,2% per chi possiede almeno un diploma. Parallelamente, è urgente promuovere una solida cultura finanziaria, per fornire alle famiglie, specialmente a quelle in affitto che pagano mediamente 373 euro mensili, gli strumenti necessari per una gestione del risparmio più resiliente in tempi di inflazione.

  • Un altro pilastro fondamentale è l’integrazione degli stranieri: con un’incidenza di povertà che per le famiglie di soli stranieri tocca il 35,2% (quasi sei volte quella degli italiani), è indispensabile facilitare l’accesso a opportunità lavorative qualificate che vadano oltre la mansione di operaio, dove oggi la povertà colpisce ancora il 35,3% degli immigrati. Infine, le politiche di sostegno alle famiglie numerose e ai minori devono diventare una priorità assoluta: il record storico di povertà minorile al 13,8% ci dice che stiamo ipotecando il futuro del Paese. Solo attraverso un mix di inclusione sociale, supporto abitativo per chi vive in affitto (attualmente al 22,1% di povertà) e strategie per l’occupazione giovanile, l’Italia potrà smettere di essere una nazione a due velocità e garantire a ogni cittadino una vita dignitosa.

    Cosa Significa Povertà Assoluta?

    La povertà assoluta in Italia indica la situazione di individui o famiglie che non riescono a coprire le spese di beni e servizi essenziali per un vivere dignitoso, inclusi alimentazione, casa, vestiario e salute.

    L’ISTAT stabilisce la soglia di questa povertà valutando il costo di un paniere essenziale di beni, aggiornato regolarmente per adeguarsi ai cambiamenti di stili di vita e consumi.

    Tale soglia varia a seconda della dimensione e composizione della famiglia e della zona geografica, riflettendo le differenze nel costo della vita in Italia.