La notizia che sta circolando circa la possibile nomina di un commissario di governo per il Ponte sullo Stretto di Messina è sorprendente: si tratterebbe dell’ennesimo pasticcio per una procedura che sta collezionando il record di pasticci. Alla luce delle problematiche emerse rispetto l’applicazione della normativa comunitaria e nazionale, sia ambientale che relativa a concorrenza e appalti, non si capisce quali poteri possano essere legittimamente attribuiti ad un commissario straordinario per derogarvi. Inoltre di certo non esiste Commissario che possa risolvere questione di merito relative ai test, alle verifiche e alle analisi dell’opera sugli aspetti sismici e strutturali oltre che ambientali e naturalistici che sono ancora in corso anche a seguito delle prescrizioni della Commissione VIA.
Sembrerebbe che anche la nomina di un commissario, così come il Ponte stesso e tutte le opere e promesse miracolistiche a questo connesso, rientri in un’operazione manifesto con cui si vuole più ribadire una volontà politica, ora fortemente compromessa sul piano della credibilità, che non risolvere problemi che in buona parte sono frutto di una frettolosa ricerca di scorciatoie che il Governo ha fatto approvare al Parlamento con normative speciali sottoposte a voto di fiducia. Un’eventuale nomina commissariale rientrerebbe in questo approccio che ha dato i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: sarebbe quindi perseverare in un incaponimento lontanissimo dagli interessi reali degli italiani e dagli interessi economici e finanziari dello Stato oltre che delle Regioni Sicilia e Calabria.
Ci auguriamo che il Governo non si avventuri su questa strada. Se così non fosse saremmo difronte all’ennesima forzatura messa in campo per non affrontare i nodi di un progetto insostenibile da tutti i punti di vista e che fino ad oggi ha collezionato sonore bocciature, oltre che ad un totale cortocircuito amministrativo che certo non aiuterà a ristabilire la corretta procedura fin qui mancata.
