di Andrea Filloramo
Da tempo ormai i dirigenti della Lega si interrogano con una certa angoscia sul futuro del loro partito, in costante calo di consensi, sempre meno decisivo nel governo, sempre più in crisi nel presidio territoriale.
Ciò è dovuto alla leadership di Matteo Salvini che è piuttosto debole e ad alcune vicende recenti – come quelle che hanno portato all’uscita di Roberto Vannacci – che hanno aumentato la percezione di un leader con scarsa visione strategica, poco acume tattico e una scarsa capacità di controllare il suo stesso movimento, dal quale settimanalmente non si contano più i fuoriusciti.
Per Matteo Salvini, è il dossier del Ponte sullo Stretto di Messina che rappresenta il principale “salvagente politico” della sua leadership, il simbolo più riconoscibile della sua azione.
La realizzazione dell’opera consente infatti a Salvini di rivendicare un risultato concreto e altamente identitario, capace di rafforzare la sua immagine di ministro delle Infrastrutture orientato alle grandi opere e allo sviluppo del Paese. Il Ponte diventa così una bandiera politica attraverso cui riaffermare il ruolo della Lega all’interno della maggioranza, dimostrando di poter imprimere un segno tangibile nell’agenda governativa.
Sotto il profilo della comunicazione politica, il progetto assume anche una funzione compensativa. In assenza di altri temi in grado di mobilitare il consenso con la stessa efficacia e di fronte alle difficoltà del partito nel recuperare consenso, soprattutto nel Nord tradizionalmente più favorevole alla Lega, il Ponte sullo Stretto viene proposto come la grande sfida capace di rilanciare il profilo di Salvini.
Da parte sua Giorgia Meloni e tutto il governo, per convenienza politica ed elettorale, appoggiano il progetto e tendono a mantenere con Salvini – per non far traballare la stabilità del governo – una distanza calcolata, evitando di fare da scudo politico. Ciò, particolarmente nei momenti molto frequenti di maggiore sua esposizione mediatica o istituzionale.
In tal senso si interpretano tutti gli interventi governativi a favore di un’ipotetica fattibilità di un Ponte che colleghi le due sponde dello Stretto, voluta da Salvini.
Del 4 agosto 2026 è, infatti, l’ultimo documento del Consiglio dei ministri, che, nella riunione del 4 agosto 2026, ha approvato il documento che dichiara i “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” (IROPI) per il progetto Ponte sullo Stretto, che dovrebbe servire a consentire il proseguimento dell’iter anche in presenza di criticità ambientali.
Contestualmente, il Governo ha acquisito il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, nell’ambito della procedura di approvazione.
Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il progetto definitivo è ormai nella fase conclusiva dell’iter amministrativo e il cronoprogramma prevede necessariamente l’approvazione progressiva delle opere collegate e l’avvio delle diverse fasi costruttive, con completamento indicato per il 2032.
La decisione suscita forti contestazioni.
C’è un elemento che colpisce più della stessa accelerazione impressa dal governo al dossier del Ponte sullo Stretto: il momento scelto. Mentre milioni di italiani sono in ferie, il dibattito pubblico rallenta, il Parlamento lavora a ranghi ridotti o è impegnato su altri fronti, mentre l’attenzione dell’informazione si concentra su cronaca estiva e turismo, l’esecutivo porta avanti uno dei progetti più controversi della legislatura. Non è difficile pensare che si tratti una “furbata” del Ministro delle Infrastrutture, condivisa dal governo.
E’ questa, del resto, una vecchia storia della politica italiana che considera il mese di agosto favorevole ad affrontare dossier, per far passare nel silenzio inaccettabili decisioni.
Da evidenziare ancora una volta che Il Ponte sullo Stretto non è una questione ordinaria. Parliamo, cioè, di un’opera che mobilita miliardi di euro, divide esperti e forze politiche, solleva interrogativi ambientali, economici e infrastrutturali e coinvolge direttamente il futuro della Sicilia e della Calabria.
È indubbio che una decisione di questa portata merita il massimo livello di confronto pubblico e istituzionale, che sicuramente ci sarà.
