L’INTERVENTO: IL GRANDE PASSO PER AIUTARE CALABRIA & SICILIA E’ RINUNCIARE AL PONTE

di Andrea Filloramo 

Siamo finalmente arrivati al momento della verità: il Ponte sullo Stretto di Messina – l’abbiamo più volte scritto – è solo un grosso inganno elettorale, utilizzato dal governo per occultare quello che è il più grande sperpero di denaro pubblico, il cui finanziamento sottrae fondi ad altre esigenze del Mezzogiorno. A tale inganno, caschi anche il mondo e con esso la Sicilia, la Calabria e tutto il Meridione, il governo e particolarmente il Ministro Salvini non vogliono per nulla rinunciare. 

Finalmente la maschera però è caduta e viene spontaneo esclamare, come nella fiaba di Hans Christian Andersen “I vestiti nuovi dell’Imperatore” che indica una realtà che viene finalmente rivelata, dopo un periodo di inganno collettivo, la celebre frase: “Il re è nudo”. 

Dinnanzi, infatti, al disastro operato dal ciclone Harry, in Sicilia e il Calabria e alla frana di Niscemi, che non si ferma e che ha già costretto oltre 1.500 persone ad abbandonare le case e tutto ciò che esse contengono, viene vergognosamente respinta la richiesta fatta da più parti di utilizzare per la messa insicurezza di un vasto territorio, le risorse per il Ponte sullo Stretto.  

Le risorse stanziate per il Ponte sullo Stretto di Messina non verranno mai utilizzate” dice categoricamente e in modo impositivo il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: «Sono risorse per investimenti» 

Il ministro assicura che il governo individuerà le risorse necessarie per far fronte. Parole destinate sicuramente, come sappiamo, poichè “experientia docet”, a cadere nel vuoto. 

Nessuno si meraviglia di quel che ha detto Matteo Salvini. Di lui ormai tutti conoscono  tic e virtù comunicative. Sanno con chiarezza che il ministro non è affatto credibile, che passa facilmente da una piazza a un talk show con la stessa disinvoltura con cui cambia abito o alterna musi duri e sorrisi. Perché lui – come spesso ha detto – ha chiuso con le élite e ha scelto il popolo. Anzi no: lui stesso dice di essere è il popolo. Non lo rappresenta, quindi ma semplicemente lo incarna, per scienza infusa o investitura divina, comunque per virtù medianiche prima ancora che mediatiche. Da quando oltretutto, si è convertito – non in modo misterioso- al Ponte sullo Stretto, spera di potere avere più voti da parte dei siciliani e calabresi per potersi mantenere a galla nella scialuppa della Lega che fa acqua da tutte le parti e che rischia politicamente da un momento all’altro di affondare. 

A Salvini fa eco – e questo, a mio parere, non le fa onore – l’Onorevole Matilde Siciliano, sottosegretaria   di Stato ai rapporti con il Parlamento nel governo Meloni,  siciliana e messinese DOC, che aggiunge i “Questa pseudo proposta, davvero ridicola, delle opposizioni di utilizzare le risorse stanziate per il Ponte sullo Stretto di Messina per far fronte ai danni causati dal maltempo nelle Regioni del Sud è letteralmente una pagliacciata”.   

Sappiamo che la funzione primaria delle parole è rendere possibile il pensiero stesso; senza un vocabolario adeguato, il pensiero è limitatoSappiamo però anche che l’onorevole Siracusano conosce bene la lingua italiana e sa, quindi, usare le parole, che corrispondono pienamente al suo pensiero.  

All’Onorevole Siracusano, quindi, mi rivolgo per dirle; “Illustre Onorevole, non può definire quello che è un tentativo di venire fattivamente in aiuto alla gente che ha perso tutto e che non sa neppure dove andare a dormire, un fatto ridicolo o addirittura una pagliacciata”.  

Tutto questo, però, solo se Lei ritiene valida la definizione data dalla Treccani alla voce “ridicolo”, in cui leggiamo: ridìcolo (ant. ridìculo) [dal lat. ridicŭlus, der. di ridēre «ridere»]: che fa ridere, degno di riso o di derisione, perché strano o goffo o insulso o scioccamente presuntuoso. Tutto questo ancora se Lei ritiene accettabile il sinonimo contenuto nello stesso vocabolario di pagliacciata che vuol dire arlecchinata, buffonata, buffoneria, burattinata, carnevalata, farsa, (lett.)giulleria, mascherata, (spreg.)pochad.  

Se l’Onorevole o chi per lei vuole cambiare il vocabolario faccia pure. Del resto è molto più facile cambiare la Treccani che cambiare la Costituzione.