L’IDEOLOGIA DELL’IMMIGRAZIONISMO ALIMENTA L’ILLEGALITÀ E LA CRIMINALITA’

Affrontando certi temi come questo dell’immigrazione si corre il rischio di non essere presi in considerazione, di perdersi nel marasma mediatico di questi giorni. Spero che non succeda. Mentre ancora si cercano i corpi dei naufraghi della tragedia di Cutro, che subito si registrano altri pescherecci e nuovi sbarchi sulla costa calabrese.

E’ la nuova rotta che hanno aperto gli scafisti e i loro protettori, scrivono gli esperti. Anna Bono su Lanuova bq.it, da tempo interviene sul tema, offrendo una serie di interessanti riflessioni ben documentate e di dati più o meno aggiornati, come quelli dell’11 marzo scorso. Pare che si stanno avvicinando alle coste calabresi tre pescherecci con più di mille profughi (?), meglio chiamarli clandestini.(Nuova emergenza in corso. Ong e Turchia: ecco perché fa gola la rotta orientale, 11.3.23, lanuovabq.it) E’ probabile che questo aumento di barche guidate dai trafficanti è dovuto alla presenza di navi delle Ong come garanzia di un viaggio sicuro. “La presenza di navi umanitarie – si legge nel rapporto dei servizi segreti – costituisce un vantaggio logistico per le organizzazioni criminali che gestiscono i viaggi illegali perché consente loro di usare imbarcazioni di qualità più scadente accrescendone gli illeciti profitti. Tuttavia, questo rende il rischio di naufragio più concreto”.

Naturalmente non intendo entrare in merito alle discussioni tecniche di questi giorni. Anche su questo tema sui media stiamo assistendo a un profluvio di discussioni sulle varie responsabilità, sulle colpe dei mancati salvataggi in mare, tutti a trovare soluzioni più o meno risolutive. E anche questa volta non potevano mancare i cosiddetti “sciacalli” politici in primis, la sinistra che fa di tutto con grottesche manifestazioni di colpevolizzare il governo Meloni. Addirittura questi manifestanti costruiscono una grossa croce per essere più credibili.

Tra i vari interventi ha centrato il problema l’amico Giancarlo Cerrelli, Professore di Diritto di Famiglia presso Istituto Italiano di Criminologia di Vibo Valentia. Cerrelli ha provato a capire, oltre ogni retorica, perché l’immigrazione dall’Asia e dall’Africa sta diventando sempre più imponente sulle coste italiane e in particolare su quelle calabresi e siciliane.

Il professore precisa in questa immigrazione incontrollata, c’è soltanto l’8% di persone che fuggono da guerre e carestie e, che, pertanto, hanno diritto allo status di rifugiato, mentre la restante parte è rappresentata dai cosiddetti “migranti economici”, cioè persone che lasciano il proprio paese di origine per ragioni puramente economiche, al fine di cercare di migliorare i propri mezzi di sostentamento e che non sono in alcun modo collegate alla definizione di rifugiato e pertanto, non beneficiano della protezione internazionale prevista per i rifugiati. Tuttavia, secondo Cerrelli, a determinare il fenomeno migratorio, non vi sono, soltanto fattori congiunturali, ma vi sono anche fattori ideologici e culturali. “Il fenomeno migratorio, infatti, è stato propiziato e incentivato culturalmente, negli anni passati, dal buonismo delle élite progressiste, che non hanno esitato a salutare con favore l’immigrazione nel continente europeo di popolazioni differenti dal punto di vista culturale e religioso e ciò non solo per motivi umanitari, ma soprattutto per perseguire quella retorica multiculturalista, che è fondamentalmente una cultura relativista, che sostiene l’idea che tutte le culture sono uguali e che non esistono culture migliori o peggiori di altre”. (Giancarlo Cerrelli, Immigrazione. Criminalità e ideologia, così si alimenta l’illegalità, 11.3.23, lanuovabq.it)

Inoltre secondo Cerrelli, non è da sottovalutare, “quella tendenza culturale, che si è fatta sempre più strada nelle società occidentali, che mira a cancellare le radici cristiane e l’identità culturale dell’Occidente e che è portata a salutare con deferenza l’immigrazione incontrollata che gioco forza rende più fluide e incerte la cultura e le radici delle società occidentali. Peraltro, questa retorica multiculturalista per il professore crotonese ha, “cancellato in modo sistematico i termini «emigrato» e «immigrato», che indicavano le persone che espatriavano da un paese a scopo di lavoro e quelle che arrivavano in un paese dall’estero allo stesso scopo, per sostituirli con la parola «migrante”. Il termine “migrante” ha, un significato generico e indeterminato con una condizione strutturale di movimento, di perenne instabilità. Cerrelli è convinto che il termine migrante “comunica una visione del mondo in base alla quale non esiste un’appartenenza fissa degli individui a determinati paesi, ma tutta l’umanità, per sua natura, è tendenzialmente nomade e lo spostamento da un paese all’altro è la condizione ordinaria – non straordinaria – del genere umano”. Questa visione del mondo che gli scienziati di sociologia chiamano multiculturalismo, un’ideologia che favorisce un mondo senza confini e senza radici culturali.

Pertanto, tendenzialmente esiste una specie di “filiera virtuale” che incentiva l’immigrazione indiscriminata, composta dai trafficanti di esseri umani, che guadagnano circa ottomila euro a persona. Questi convincono i migranti a intraprendere viaggi della speranza dall’esito incerto, attraverso barchini estremamente precari. Poi ci sono le navi delle ONG che fanno la loro parte. Secondo un report dei Servizi Segreti, le navi ONG sono un “vantaggio logistico” per i trafficanti di esseri umani; trasportano i migranti nei porti italiani, ove trovano a riceverli le cooperative, dedite all’accoglienza dei migranti, che si sostengono grazie a progetti di accoglienza finanziati, in modo ingente, dal Ministero dell’Interno”. Secondo Cerrelli a questo punto sarebbe importante indagare se in Calabria e in Sicilia questi trafficanti hanno una base logistica in loco, predisposta dalla criminalità organizzata. Una cosa è certa, però, l’immigrazione indiscriminata e illegale è un business per molti.

DOMENICO BONVEGNA

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