L’AVESSE DETTO: MA I SINDACI SONO PROPRIO TUTTI UGUALI?

Tra paladini fanfaroni, camerieri, cordate, pendenze, scalate si cerca il sindaco ideale per Messina.

Nella storia, che rinuncio a capire, mi colpiscono i particolari: i cittadini che perdono la tramontana, la gestione della città da bar dello sport, le assunzioni a cascata, gli investimenti, le case popolari, le ipotetiche maggioranze, i pacchetti dei voti, le finanziarie per la campagna elettorale, i finanzieri in incognito, i finanzieri in divisa, gli stormi di avvocati prestati alla politica, gli ex amministratori in tribunale, i sindaci in pectore, gli assessori protempore, gli aspiranti porta borse e gli aspirati.

Sembra un casino. Magari lo è.

Tutto finisce con una minaccia dei candidati: andremo a Palazzo Zanca. Da non sottovalutare. Al di là della vostra e nostra appartenenza, questo modo di fare politica puzzava e continuerà a puzzare, e mi pare esista un minimo di differenza fra l’andare assolti e il non poter essere condannati. Ai furbetti della poltrona il merito di aver capito che Messina è una città con più bisogno che memoria. Dov’è la vergogna? dov’è la coscienza?