La libertà di espressione e di stampa – Patrizia De Grazia: La parola ha un potere straordinario di dialogo, di libertà

La libertà di espressione e di stampa non sono un lusso che può attendere fino al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile: sono i pilastri che consentono a tutti di godere dei diritti umani e sono quindi diritti di vitale importanza per il buon governo e lo Stato di diritto.

La necessità di un giornalismo di qualità, libero e indipendente, che rimane una preoccupazione in un paesaggio mediatico in rapida evoluzione grazie all’innovazione tecnologica e commerciale. Articolo 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Ma è davvero così nella nostra Italia? 

Ne parliamo con Patrizia De Grazia, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani e coordinatrice dell’associazione radicale Aglietta di Torino.

Patrizia De Grazia, come siamo messi con la libertà di stampa nel nostro Paese?

Per rispondere credo basti citare la classifica annuale sulla libertà di stampa stilata dall’associazione internazionale Reporters Sans Frontiers, che colloca l’Italia al 41° posto in classifica. All’interno dei Paesi UE, soltanto la Romania, la Polonia, la Grecia e la Croazia sono peggio dell’Italia in quanto a libertà di stampa. Un dato pericoloso, visto che lo stesso stato di diritto non può sopravvivere senza libertà di stampa. Sono tanti, troppi i giornalisti che ricevono continue minacce e che devono vivere nella paura di chi non ha alcun rispetto per la libertà di stampa, né per nessun’altra libertà. Non ultimo Jacopo Iacoboni, che addirittura è stato minacciato dal portavoce del Ministro di Difesa Russo, con l’agghiacciante frase “Chi scava la fossa ci cade dentro”.

 

Articolo 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Dove abbiamo sbagliato?

Sicuramente non hanno sbagliato i nostri Padri Costituenti. Ma la Costituzione, si sa, deve essere difesa e fatta vivere ogni giorno con impegno, prima di tutto da parte delle istituzioni. La stampa è libera solo se indipendente rispetto alla politica e se protetta da leggi specifiche che tengano il passo con l’evoluzione tecnologica e quindi con i nuovi metodi di fare informazione. Oggi i primi a violare il diritto dei cittadini a conoscere per deliberare sono le reti dell’informazione pubblica di stato che non consentono ai radicali come a molti altri di avere voce.

Un giornalista che rispetti il lettore cosa dovrebbe scrivere?

Sarebbe semplice rispondere a questa domanda dicendo che dovrebbe scrivere “la verità”. Ma sarebbe una risposta tanto semplice quanto priva di significato. A mio avviso la prima responsabilità di un giornalista è quella di offrire un credibile servizio di informazione alla cittadinanza. E affinché questo servizio sia serio, dovrebbe innanzitutto essere scevro da inutili moralismi e dall’utilizzo di strumenti linguistici mirati esclusivamente a provocare le emozioni del lettore. Le notizie andrebbero sempre verificate prima della pubblicazione, perché è molto difficile a posteriori rimediare a una notizia falsa o inesatta e ai danni che essa ha nel frattempo inevitabilmente provocato. Credo che un aspetto fondamentale sia sempre di distinguere nettamente i fatti dalle opinioni, cosa che accade assai raramente. E poi avere riguardo di dare spazio a più realtà, le più varie, perché un’informazione che si rispetti non può focalizzarsi su un unico o pochi argomenti, per quanto importanti essi siano, come è capitato per il Covid. Per settimane il 100% delle notizie hanno riguardato morti, numeri di contagiati e dpcm del Presidente Conte. Non c’era modo di essere informati di qualcos’altro, neanche dei molti gravissimi problemi che erano legati al Covid, ma non in senso stretto, che pure avrebbero meritato attenzione. Tutto ciò a mio avviso ha avuto come naturale conseguenza la trasformazione dell’informazione in ossessione.

Magari è colpa della Politica: troppi addetti stampa e pochi cronisti…

La politica ha certamente delle grosse responsabilità, purtroppo spesso i membri delle più alte istituzioni dello Stato si riducono a distorcere e modificare la realtà, trasformando la verità in una bugia o in un’omissione più conveniente. Il fatto che a molti politici venga concessa la possibilità di parlare senza contraddittorio utilizzando video preconfezionati è un fatto recente che peggiora la qualità dell’informazione. Gli addetti stampa fanno il loro lavoro, ma i giornalisti non possono semplicemente fare i passa-carte o passa-video. Per questo si richiede a mio avviso, da parte del giornalista, l’onestà intellettuale e la responsabilità di verificare se le verità che gli vengono consegnate, corrispondano alla verità oppure se ne discostino. E in tal caso, denunciarlo.

La scrittura va esercitata in ogni situazione, anche la più scomoda?

Sì. Sempre. C’è un ragione molto precisa se i primi due diritti a essere soppressi nei Paesi a regime autoritario sono la libertà di parola e di stampa. La parola, e soprattutto la parola scritta, ha un potere straordinario di dialogo, di libertà. Si diffonde velocemente, resta nel tempo, permette di riflettere, di riportare tante sfaccettature della stessa verità, rendendo possibile il confronto. È per questo che la scrittura serve soprattutto per parlare di quelle verità “scomode” che hanno bisogno di essere raccontate, aggiornate e ripetute.

Guerre, mafie, migrazioni: dove noti più censure?

Più che di censure in Italia parlerei di propaganda. Sono tre tematiche scomode, spesso trattate nel mondo sbagliato, parziale o superficiale, soprattutto con riguardo alle guerre (come anche alle rivolte) e alle migrazioni. Sulla questione migratoria poi si apre un capitolo molto complesso, in quanto si tratta del tema maggiormente al centro degli scontri politici del nostro tempo, non solo in Italia, e automaticamente la cattiva informazione prolifera e si fa strumento nelle mani di qualcuno contro qualcun altro, in cui la stampa è poco o nulla indipendente rispetto alle varie correnti parte dello scontro politico.

 

Sei riuscita a scoprire com’è finita la questione tra l’ex pm Nino Di Matteo, membro del Csm, e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede? Perché a nostro parere uno dei due non ha detto la verità. Ma come spesso capita, in Italia, si preferisce far finta di nulla.

Francamente, indipendentemente da come sia andata la vicenda, l’unica cosa che mi interessa è notare come per l’ennesima volta istituzioni delicate, di fondamentale importanza per il nostro Paese vengano calpestate dall’arroganza, dal populismo becero e dagli interessi individuali delle persone che dovrebbero rappresentarle e difenderne la dignità. Un comportamento deplorevole quello di entrambi, che non merita commenti a mio avviso, se non quello di notare come i peggiori giustizialisti trovano sempre qualcuno più giustizialista di lui. Io sono garantista perché lo è la nostra costituzione.

Emergenza Covid 19: le istituzioni sono state chiare nell’esporre i fatti o hai notato qualche dimenticanza?

Nessuno mette in dubbio che le nostre istituzioni si siano trovate ad affrontare una situazione di difficile, se non impossibile, soluzione. Ma certamente hanno “dimenticato” di esporre e conseguentemente provvedere a risolvere molte questioni importanti durante questa emergenza. Una di quelle che mi preme di più sottolineare è la realtà del carcere. Noi radicali abbiamo provato ad aprire un dialogo con le istituzioni in ogni modo per chiedere loro di dare informazioni sugli istituti di pena (che già vertono in condizioni più che critiche, a causa del sovraffollamento e dell’incapacità del carcere di rieducare e quindi reinserire in società gli ex detenuti), suggerendo soluzioni per evitare che la bomba a orologeria che è la realtà carceraria italiana ci esplodesse tra le mani senza controllo. Il Governo per contro non ha mai risposto e il silenzio sul tema, accompagnato da provvedimenti farsa che non hanno risolto nulla, ha denotato una grave mancanza di conoscenza e di comprensione del problema.

 

La tua prossima battaglia per i cittadini?

Le nostre battaglie non si fermano mai, neanche in tempo di Covid19. Si spazia dall’emergenza abitativa, alla legalizzazione della cannabis e dell’eutanasia. Ci occupiamo della tutela dei diritti di chi è più debole e più facilmente vittima di abusi come i detenuti e i rifugiati. Della tutela dei diritti civili, umani e politici dei cittadini italiani e stranieri, denunciando incessantemente le violazioni dello stato di diritto e della Costituzione, tanto in Italia come nel resto del mondo. Lavoriamo senza sosta affinché le nostre tante battaglie portino risultati in termini di diritti e libertà per i cittadini, ma otteniamo sempre poco o nessuno spazio all’interno degli strumenti di informazione, per cui non è affatto facile. Non vediamo l’ora che le istituzioni si rendano conto di quanto grave sia la sospensione dei diritti politici e si affrettino a ripristinarli, in modo da poter tornare in strada a fare politica in mezzo ai cittadini.