LA COSTA ORIENTALE DELLA SICILIA OSTAGGIO DELL’“ORDINARIA EMERGENZA” RIFIUTI

Lungo la costa orientale siciliana basta un contrattempo logistico per mandare in tilt la filiera e lo stop ai conferimenti a Lentini, legato all’attesa di una nave per portare all’estero le ecoballe, conferma una verità amara, non siamo davanti a incidenti inevitabili ma a un sistema fragile appeso al calendario degli imbarchi e alle decisioni di pochi snodi privati che puntano al profitto, un meccanismo in cui l’emergenza diventa routine e finisce per essere teleguidata.

Chi controlla i colli di bottiglia, è evidente, può imporre tempi, prezzi e soluzioni, mentre i Comuni inseguono soluzioni tamponi e la Regione interviene con ordinanze e deroghe come se fossero normalità, proprio ciò che la Corte dei Conti descrive come nefasto ripercorrendo venticinque anni di governance straordinaria.

In questo quadro la raccolta differenziata resta troppo debole e disomogenea, la Sicilia nel 2024 è al 55,5 per cento contro il 67,7 per cento nazionale e solo il 37,3 per cento della popolazione vive in comuni che hanno raggiunto o superato il 65 per cento, con le grandi città ancora in affanno e con troppi rifiuti indifferenziati che alimentano la dipendenza da discariche, trasferimenti e spedizioni.

E intanto i cittadini pagano due volte, con la TARI e con i costi dell’export di ciò che non si è stati capaci di trattare in casa, perché tra conferimenti, trasporti e smaltimenti si arriva a circa 380 euro a tonnellata e le spedizioni verso impianti del Nord Europa possono toccare punte fino a 400 euro a tonnellata, extracosti che prima o poi ricadono inevitabilmente sulle bollette.

In questo contesto di emergenza reiterata e teleguidata spunta il coniglio, mefitico, dal cilindro ovvero la promessa di due inceneritori a Palermo e Catania entro il 2028, presentati come scorciatoia risolutiva, ma è un’idea che guarda al passato, rischia di bloccare per anni l’investimento su riduzione e riciclo e porta con sé criticità ambientali e sanitarie legate alle emissioni e alla gestione delle ceneri, oltre a consolidare un modello che ha bisogno di rifiuti da bruciare invece di prevenirli.

Non serve scegliere tra discariche e inceneritori come fossero le uniche possibilità, serve spezzare il monopolio delle soluzioni uniche e togliere potere a chi lucra sul caos costruendo un sistema pubblico stabile, con programmazione e controlli, impianti di prossimità per l’organico e per la valorizzazione delle frazioni riciclabili, tariffazione che premi chi riduce e ricicla e una differenziata spinta che renda residuale l’indifferenziato.

Solo questa strada, indicata, una volta tanto, anche dall’Europa è l’unica via per ridurre i costi, le dipendenze dall’esterno e i ricatti,  altrimenti l’emergenza continuerà a non essere un incidente ma il vero modello di business di chi guadagna sui rifiuti. 

Peppe Puccia, Segretario Federazione Siracusa/Ragusa

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea