DIOCESI DI MESSINA: Mons. Giovanni Accolla nomina fra Francesco Chillari, dell’Ordine dei Frati Minori, nuovo vicario generale. Una rivoluzione!

di Andrea Filloramo 

In ogni diocesi, ci sono nomine che rappresentano un normale avvicendamento amministrativo e altre che cambiano gli equilibri. La decisione dell’arcivescovo di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, mons. Giovanni Accolla, di nominare fra Francesco Chillari, dell’Ordine dei Frati Minori, nuovo vicario generale, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. 

Non si tratta soltanto della scelta di un collaboratore stretto del vescovo, ma è di un gesto inatteso, avvenuto nel silenzio, che interrompe una consuetudine consolidata e apre una nuova stagione nel governo della Chiesa messinese restia ai cambiamenti. 

Nella storia contemporanea dell’arcidiocesi il vicario generale è sempre stato scelto, infatti, tra i sacerdoti del clero diocesano. 

Fu così durante il lungo episcopato dell’arcivescovo Ignazio Cannavò, che affidò il governo della Curia a sacerdoti cresciuti all’interno della diocesi. 

La stessa linea venne seguita dal suo successore, mons. Giovanni Marra, che confermò la centralità del presbiterio diocesano nella guida degli organismi ecclesiali. 

Anche mons. Calogero La Piana, pur essendo un religioso ( è un salesiano), mantenne questa impostazione, scegliendo collaboratori provenienti dal clero messinese. 

Lo stesso mons. Accolla, fino a oggi, aveva affidato il ruolo di vicario generale a mons. Cesare Di Pietro, sacerdote della diocesi, poi vescovo ausiliare e recentemente chiamato all’episcopato in altra diocesi. 

La nomina di un francescano rappresenta, dunque, un’evidente discontinuità rispetto a una prassi durata per decenni. 

Ogni nomina episcopale contiene inevitabilmente anche un messaggio. Quello che emerge dalla decisione dell’arcivescovo sembra essere chiaro: il criterio fondamentale per assumere responsabilità di governo non è l’appartenenza al clero diocesano, ma la fiducia personale, la comunione ecclesiale e la condivisione del progetto pastorale del vescovo. 

È questa una scelta pienamente legittima dal punto di vista del diritto canonico, ma che inevitabilmente modifica gli equilibri interni della diocesi. 

Secondo numerose valutazioni raccolte negli ambienti ecclesiali, molti sacerdoti avevano immaginato che il nuovo vicario generale sarebbe stato individuato tra i presbiteri messinesi e non mancavano i candidati in attesa di essere convocati per la nomina.  Non tanto per una rivendicazione personale o per scalata carrieristica, quanto – volendo essere benevoli – per la convinzione che quel ruolo rappresentasse anche il riconoscimento di un percorso di servizio alla Chiesa locale. 

La decisione finale ha invece seguito un’altra logica. 

Osservando gli ultimi anni emerge un filo conduttore. Mons. Accolla, pur con molte difficoltà e opposizioni, ha cercato progressivamente di rinnovare gli organismi di Curia, ha promosso nuovi responsabili negli uffici diocesani, ha favorito un ricambio generazionale e ha valorizzato la collaborazione di religiosi e laici. Il suo è stato uno stile di governo che richiama la Chiesa delineata da Papa Francesco: meno legata agli schemi tradizionali e più orientata alla corresponsabilità, alla missione e ai carismi. 

In questa prospettiva la nomina di fra Chillari non appare come un episodio isolato, ma come il punto di approdo di un percorso iniziato negli anni precedenti.

Come accade per ogni cambiamento significativo, anche questa decisione suscita letture differenti. 

Per alcuni rappresenta un gesto di coraggio, capace di superare logiche di appartenenza e di aprire la Curia a nuove sensibilità pastorali. Per altri rischia invece di alimentare un senso di disorientamento nel clero diocesano, che potrebbe percepire un ridimensionamento del proprio ruolo storico nella guida della diocesi. 

Entrambe le letture meritano attenzione. 

La forza di una Chiesa particolare non dipende soltanto dalle decisioni del vescovo, ma anche dalla capacità del presbiterio di vivere nella comunione e nella corresponsabilità. 

La vera novità non consiste tanto nel fatto che il nuovo vicario generale sia un francescano. 

La vera novità è che, probabilmente per la prima volta nella storia recente della diocesi, viene affermato con tanta evidenza che gli incarichi più importanti non appartengono a una “tradizione” o a una categoria di sacerdoti, ma sono affidati dal vescovo secondo il discernimento pastorale che ritiene più opportuno. 

È questa una scelta destinata a fare discutere, ma è anche una decisione che interpella tutta la Chiesa messinese. Perché ogni cambiamento autentico produce inevitabilmente domande, rompe abitudini consolidate e invita tutti a ripensare il proprio modo di vivere il servizio ecclesiale. 

Sarà il tempo, come sempre accade nella storia della Chiesa, a dire se questa nomina resterà un episodio isolato oppure diventerà il simbolo di una nuova stagione per l’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela. Una stagione nella quale il governo della diocesi sarà sempre meno legato alle consuetudini del passato e sempre più orientato alla condivisione di un progetto pastorale comune.