DDL Antisemitismo: la saggezza di Liliana Segre

di Roberto Malini

Le osservazioni e l’appello di Liliana Segre meritano attenzione perché mostrano che, sul merito essenziale, le distanze tra le parti sono più ridotte di quanto sembri. Il testo oggi all’esame della Camera afferma già, all’articolo 1, che il contrasto all’antisemitismo deve avvenire «ferme restando la libertà di critica politica e di espressione del pensiero»; nello stesso tempo adotta la definizione operativa IHRA, insieme ai relativi indicatori, come riferimento per l’applicazione della legge.

La maggioranza sostiene quindi che una nuova clausola sulla libertà di criticare Israele sarebbe sostanzialmente ridondante: quella libertà è già tutelata dal testo e la stessa definizione IHRA precisa che critiche a Israele analoghe a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non sono, di per sé, antisemite.

Le opposizioni, invece, chiedono che questo principio venga scritto in modo ancora più esplicito nella legge, temendo che l’uso operativo degli indicatori IHRA possa generare interpretazioni troppo estese o un effetto di autocensura nel dibattito pubblico, soprattutto in ambiti sensibili come università, scuola e comunicazione.

Segre si colloca esattamente in questo spazio di possibile mediazione. Ha detto di non vedere nel testo attuale «reali criticità» sotto il profilo della libertà di critica verso il governo israeliano, ma ha anche invitato la maggioranza ad accettare una modifica che lei stessa definisce «inessenziale» se questo può consentire un voto unitario. Il suo ragionamento è semplice: se tutte le principali forze politiche concordano sul fatto che l’antisemitismo debba essere combattuto e che la critica alle politiche di Israele debba restare libera, allora una precisazione condivisa può valere più, politicamente e simbolicamente, del costo minimo di una modifica testuale.

Su una materia come l’antisemitismo, un testo largamente condiviso avrebbe un valore che va oltre la tecnica legislativa. Ridurrebbe il rischio che la lotta all’odio antiebraico venga percepita come una bandiera di parte e, allo stesso tempo, rafforzerebbe la tutela della libertà di espressione sottraendola al sospetto di ambiguità. In questo senso, l’appello di Segre non chiede di scegliere tra contrasto all’antisemitismo e libertà di critica: chiede di scrivere una legge capace di affermare con chiarezza entrambi.