Giorgia Cappa: Vorrei che Piazza Carlo Alberto continuasse a evolversi, collaborasse con nuovi brand e diventasse un punto di riferimento nella moda

Giorgia Cappa è una Communication Designer, Fotografa e Art Director. La passione per l’immagine nasce dietro l’obiettivo, ma nel tempo si è trasformata in una visione più ampia della comunicazione, che unisce fotografia, art direction, contenuti digitali e storytelling. Dopo aver iniziato il percorso nel mondo della moda come modella e content creator, ha sviluppato una profonda sensibilità verso l’estetica, la valorizzazione della persona e la costruzione di immaginari visivi capaci di emozionare. Oggi si occupa della direzione creativa di shooting fotografici e campagne di comunicazione, seguendo ogni fase del progetto: dall’ideazione del concept alla produzione finale. In Piazza Carlo Alberto è  Art Director, Fotografa e Videomaker. Grazie alla creatività e alla rete di collaborazioni individuo location inedite, sviluppa concept e coordina la produzione con Viviana e Francesca che contribuiscono a definire l’identità visiva del brand.

Accessori, capi e brand di 𝓟𝓲𝓪𝔃𝔃𝓪𝓒𝓪𝓻𝓵𝓸𝓐𝓵𝓫𝓮𝓻𝓽𝓸_𝓜𝓸𝓭𝓪 che non hanno bisogno di presentazioni e che amano evolvere, nel rispetto della loro identità. E poi tre modelle che con la loro bellezza certificano l’eleganza per chi apprezza lo stile: visioni artistiche e che altro?

Da fotografa, il mio lavoro inizia molto prima dello scatto. Studio attentamente ogni capo e ogni accessorio per capire come valorizzarli attraverso la luce, le pose e l’atmosfera. Se un accessorio deve emergere in una fotografia d’insieme, serve un’attenzione particolare ai dettagli; se invece parliamo di abiti da cerimonia, l’obiettivo è raccontarne il movimento, la vestibilità e l’emozione che trasmettono durante un evento reale.

Cerco sempre la luce migliore e, quando possibile, sfrutto elementi naturali come il sole o una leggera brezza per dare vita ai tessuti. Quando la natura non basta, utilizzo attrezzature professionali e schemi di illuminazione studiati per esaltare texture, riflessi, trasparenze e dettagli sartoriali. Ogni scatto deve raccontare non solo ciò che si indossa, ma anche come ci si sente indossandolo.

 

Ogni abito racconta una storia differente. Se non racconta nulla non è quello giusto da indossare per far comprendere chi sei. Le foto che vi immortalano ci dicono che il sensuale si sposa con un’atmosfera  onirica da mondo delle fiabe, ma molto concreto. Una favola in cui eros ed eleganza sono separati ma in qualche modo tenuti insieme da queste creazioni di sartoria. Senza perdere l’allure felina di una sensualità che emerge e poi si nasconde, tendendo agguati. Svelaci il filo conduttore che vi unisce?

Il filo conduttore che unisce le nostre modelle è la capacità di esprimere femminilità diverse, ma ugualmente autentiche. Ognuna ha una personalità forte, riconoscibile, capace di arrivare allo spettatore ben oltre la semplice bellezza estetica.

Molte collaborano con noi da anni e sono diventate parte integrante della community di Piazza Carlo Alberto. C’è chi delle nostre followers che si riconosce nella dolcezza di una, chi nell’energia di un’altra, chi nella loro eleganza naturale.

Quando sono entrata in Piazza Carlo Alberto ho introdotto il concetto di “Modella per un giorno”: l’esperienza che permette a ogni donna di sentirsi protagonista e di staccare la spina dalla propria frenetica routine di mamma, moglie, studentessa, lavoratrice ecc. Credo che questo spirito sia ciò che accomuna tutte le ragazze che lavorano con noi: la voglia di divertirsi, esprimersi e sentirsi valorizzate attraverso la moda.

E poi c’è un altro elemento fondamentale: amano sinceramente i capi di Piazza Carlo Alberto. Non è raro vedere le nostre modelle scegliere gli stessi abiti per occasioni importanti della loro vita.

Nelle fotografie c’è tanto glamour: le protagoniste in passerella come a un appuntamento romantico che fa da specchio alla vita della gente normale… E’ una suggestione contro l’inquietudine che spesso ci avvolge?

Sì, credo che la fotografia possa essere anche una forma di evasione positiva. Viviamo in un mondo spesso veloce e carico di tensioni; creare immagini capaci di trasmettere eleganza, romanticismo e armonia significa offrire allo spettatore un momento di bellezza. Non è una fuga dalla realtà, ma un modo per ricordare che esistono ancora leggerezza, sogno e poesia nella vita quotidiana.

Colpisce la femminilità romantica e i dettagli che incuriosiscono gli uomini: inusuali sovrapposizioni e quei bellissimi contrasti di colore… Diremmo accessori fondamentali per portare a spasso lo spettatore. Una trovata geniale: si capisce subito che dietro c’è la creatività di un certo spessore. A te che emozioni ha trasmesso?

La femminilità romantica è il filo conduttore di questo shooting. Oggi vedo spesso rappresentazioni della femminilità molto forti e decise, ma più raramente incontro quella dimensione romantica e delicata che invece volevo raccontare attraverso queste immagini. La cosa che mi ha colpito di più è stata la capacità di queste fotografie di catturare l’attenzione senza ricorrere all’eccesso. Non c’è nulla di volutamente provocatorio o volgare, eppure l’immagine riesce comunque a comunicare fascino e sensualità. Credo che il vero potere dell’eleganza stia proprio qui: suggerire senza mostrare tutto, lasciare spazio all’immaginazione e raccontare una femminilità raffinata, capace di colpire con naturalezza.

 Gli abiti cambiano con la giornata da affrontare. Un gesto basta per adattare collane, bracciali e orecchini a come ti senti e a quanto vuoi farti notare. Sempre lo stesso gioiello… Che cosa vi suggerisce la parola identità? E, poi, parlando di icone quale indumento 𝓟𝓲𝓪𝔃𝔃𝓪𝓒𝓪𝓻𝓵𝓸𝓐𝓵𝓫𝓮𝓻𝓽𝓸_𝓜𝓸𝓭𝓪 non dovrebbe mai mancare dal tuo armadio e perché?

Per me il capo irrinunciabile di Piazza Carlo Alberto è un paio di jeans. È sorprendente come riescano a valorizzare silhouette molto diverse tra loro, mettendo in risalto le forme in modo naturale. È una delle osservazioni che sento più spesso anche dalle clienti quando li provano.

La parola identità, invece, mi fa pensare alla libertà di esprimersi. Gli accessori giocano un ruolo fondamentale in questo processo: basta cambiare il modo in cui si indossa un bracciale o una collana per trasformare completamente un look. Durante i nostri shooting utilizziamo moltissimi accessori; spesso non vengono notati immediatamente, ma sono proprio quei dettagli a costruire l’equilibrio e il carattere dell’immagine.

Di un profumo ci piace l’emozione che trasmette. Ti rappresenta ma invita anche chi ti è accanto a capire chi sei: quale fragranza svela la femminilità?

Hypnotic Poison di Dior. Da Capricorno amo le cose autentiche, che lasciano il segno senza avere bisogno di apparire eccessivamente. È un profumo che riesce a essere femminile e deciso allo stesso tempo, proprio come credo debba essere una donna: capace di esprimere dolcezza senza rinunciare alla propria forza.

Da lupo solitario, non seguo le regole della moda. Seguo il ritmo della mia libertà. Le cinque priorità per percorrere questa strada? Come donne cosa ti affascina in quello che indossi?

Le mie cinque priorità sono molto semplici e raccontano bene chi sono.

La prima è la libertà, e per me coincide spesso con il viaggio. Viaggiare significa scoprire luoghi nuovi, cambiare prospettiva, ritrovare se stessi lontano dal giudizio quotidiano.

La seconda è la fotografia. È il mio modo di osservare il mondo, di raccontarlo e di conservarne i dettagli più autentici.

La terza è indossare qualcosa che mi faccia sentire bene. Non parlo soltanto di estetica, ma di sicurezza. Credo che un abito abbia valore quando riesce a trasmettere all’esterno ciò che sentiamo dentro.

La quarta è l’empatia. Mi accompagna in ogni aspetto della mia vita: quando accolgo una cliente in negozio, quando fotografo una modella per la prima volta o semplicemente quando mi relaziono alle persone. È una qualità che considero indispensabile.

Infine l’ambizione. È una parola che Francesca mi attribuì quando avevo appena quattordici anni e che ancora oggi sento profondamente mia. È ciò che mi spinge a immaginare shooting apparentemente impossibili, a proporre idee fuori dagli schemi e a trasformarle in realtà. È successo con la cava, uno dei progetti più folli che abbia mai proposto, e che poi è diventato uno degli shooting più riusciti.

Mi ha sempre affascinato la coesistenza di tante anime, spesso diverse, nelle donne. In modo particolare quando le manifestate con orgoglio. In te quante anime convivono?

Credo di avere molte anime che convivono tra loro. Sono profondamente lunatica, tanto che per il mio compleanno Francesca e Viviana mi hanno regalato una collana con due lune: un simbolo che mi rappresenta perfettamente.

Questa mia natura emerge anche nel lavoro. Quando fotografo non mi accontento mai della prima idea. Per ogni abito immagino decine di pose, prospettive e interpretazioni diverse. È come se ogni mia sfumatura volesse raccontare una storia differente. Forse è proprio questa continua ricerca che mi porta a vedere possibilità ovunque e a non smettere mai di sperimentare.

I sogni si avverano se solo lo desideriamo abbastanza: è una delle citazioni più famose di Peter Pan…che cosa  è rimasto dei vostri sogni adolescenziali? Come eri a quell’età?

Dei miei sogni adolescenziali è rimasto moltissimo.

Sognavo di essere la prima laureata della mia famiglia e oggi sto costruendo quel percorso con orgoglio. Sognavo di lavorare nel mondo della creatività e della comunicazione e oggi ho la fortuna di poterlo fare ogni giorno.

Da adolescente ho iniziato il mio percorso come modella, un’esperienza che oggi mi aiuta moltissimo nel rapporto con le ragazze che fotografo. So riconoscere quando una posa mette a disagio, quando serve incoraggiare o quando basta una parola per far emergere sicurezza e naturalezza.

C’è poi un sogno che non ho mai abbandonato: quello di costruire una famiglia. Per un periodo della mia vita avevo smesso di crederci, ma oggi quel desiderio è tornato più forte e consapevole di prima. Rimango un’inguaribile romantica e continuo a pensare che alcuni sogni meritino di essere custoditi con pazienza fino al momento giusto.

Noi scrittori proviamo sempre a far rivelare ai propri personaggi trame future o dettagli che il pudore convenzionale frena: se fossi la protagonista di un romanzo quale parte interpreteresti e perché?

Se fossi un personaggio di un romanzo, probabilmente sarei l’aiutante.

Non l’eroina che occupa il centro della scena, ma quella figura che accompagna gli altri nel loro percorso, che ascolta, sostiene e trova soluzioni quando sembrano non esserci. È un ruolo che sento molto vicino al mio modo di essere.

L’empatia è una delle caratteristiche che più mi definiscono, sia nella vita personale che nel lavoro. Mi piace vedere il potenziale delle persone e aiutarle a esprimerlo al meglio. Forse è proprio questo che farei in una storia: contribuire a rendere possibile il lieto fine degli altri, senza bisogno di prendermi il merito.

C’è una battuta di Groucho Marx che a me piace molto: Preferisco leggere o vedere un film piuttosto che vivere. Nella vita non c’è una trama. E’ davvero così?

Amo leggere. Da ragazza divoravo libri e ancora oggi cerco di ritagliarmi del tempo per farlo. La lettura mi ha insegnato che ogni storia ha un senso, anche quando non riusciamo a comprenderlo subito.

Per questo credo che nella vita esista una trama. Non necessariamente una sceneggiatura rigida e immutabile, ma un percorso che spesso acquista significato soltanto guardandolo a posteriori. Ci sono situazioni da cui ho cercato di allontanarmi e che invece sono tornate a cercarmi. Altre volte ho resistito ai cambiamenti, per poi capire che erano esattamente ciò di cui avevo bisogno.

Forse non conosciamo il finale, ma credo che ogni esperienza abbia un motivo per accadere.

Il lieto fine nella storia?

Credo che il lieto fine esista, ma non coincida necessariamente con l’ultima pagina.

Per qualcuno può essere l’amore, per altri la realizzazione professionale o la costruzione di una famiglia. Per me, oggi, il lieto fine ha la forma della crescita.

Vorrei vedere Piazza Carlo Alberto continuare a evolversi, collaborare con nuovi brand, ampliare la propria presenza online e diventare un punto di riferimento ancora più importante nel panorama della moda. Mi piacerebbe costruire progetti sempre più ambiziosi e contribuire a far crescere una realtà che sento anche un po’ mia.

E poi c’è un sogno semplice: avere uno spazio più grande, capace di accogliere nuove idee, nuove persone e nuove opportunità. È un desiderio che porto con me dal primo giorno in cui sono entrata in Piazza Carlo Alberto e che continuo a immaginare con lo stesso entusiasmo.