Messina – Qualche sindaco fa inventammo la rivoluzione dal basso, quasi fosse il sei politico al liceo e l’esame di gruppo all’università: un pizzico di sabbia negli ingranaggi della politica che giudicavamo arrogante, cinica e corrotta. Speravamo che con quel termine dal basso il popolo, le famiglie, i giovani avessero più spazio nelle istituzioni. Si contestava il Sistema per cambiarlo. La storia ha detto che non basta uno slogan per migliorare Messina e le condizioni di vita della comunità. Sindaco dopo sindaco le problematiche sono le stesse: chi tiene il sacco al potere che di fatto amministra la città, imbraccia milioni di parole che sono in gran parte velleitarie e che finiscono per diventare così tanto diseducative da appannare i vetri della realtà con la nebbia delle illusioni. Giustificando nel modo sbagliato una volontà giusta: dare opportunità a chi non ha padrini in politica.
Mi tornano in mente quei tempi della prima Repubblica dove si diventava postini, se si nasceva nei Nebrodi, medici, se si emigrava dalla Calabria o si dava il voto a Tizio o Caio e nessuno che osasse fiatare neppure uno spiffero d’aria. Davanti all’autorità giudiziaria andava in scena il silenzio: non c’era la mafia, non si riconosceva il coraggio come dote primaria. Muti per quieto vivere, muti per continuare a lavorare, muti per garantire u futuro ai figli.
D’accordo, ogni tanto si assisteva a qualche presa di posizione, a qualche scandalo, ma era solo fumo di paglia, l’iniziativa giudiziaria che si accendeva improvvisamente e con grande intensità, si esauriva e scompariva nel nulla in tempi brevissimi. Quasi sempre per evitare che altre Procure prendessero iniziative più concrete. Inchieste che non dicevano nulla, non scavavano in profondità: così non si combatte il crimine, la corruzione, il ricatto mafioso semmai l’agevoli. Purtroppo capitava che i nomi dei maggiorenti del potere mafioso spesso non erano stati sfiorati dalle indagini, non erano sottoposti ai sistemi di penetrante investigazione che erano riservati esclusivamente a soggetti di secondo piano, oppure paradossalmente a chi aveva avuto il coraggio di denunciare questa anomalia.
Insomma, si stava muti anche per buon calcolo: visto che tutti i protagonisti, buone e cattivi, raggiungevano il proprio scopo. Niente punizioni esemplari e durature, carriera assicurata per i controllori della Legge. Tutti avevano vinto, tranne il popolo bue.
Per questo oggi non è il momento per stare in silenzio. La storia ci giudicherà per quello che avremo fatto o non fatto di fronte a quanto sta accadendo a Messina.
