CHE CI STIAMO A FARE QUI? LA PSICOLOGA ANNALISA DI NUZZO CI SFIDA A RIFLETTERE

Sin da bambina, Annalisa Di Nuzzo ha mostrato una forte curiosità per ciò che non si vede ma si può sentire: il mondo delle emozioni, dei pensieri e dei significati profondi. Una curiosità fatta di tante domande, che con il tempo ha imparato ad ascoltare e ad accompagnare verso possibili risposte.

Questo interesse è diventato una scelta di studio e di vita. Oggi è psicologa clinica e psicologa in formazione specialistica in psicoterapia, impegnata in un percorso che unisce conoscenza, sensibilità e ricerca di senso. Il suo modo di guardare alla psiche va oltre ciò che appare, per cercare di comprenderne gli aspetti più profondi, con la consapevolezza che ogni persona è unica e in continuo cambiamento.

Alla base del suo lavoro c’è l’incontro tra curiosità e studio, tra esperienza e riflessione.

E poi c’è la vita.

Una realtà da esplorare come un viaggio, ma anche da osservare con lo stupore con cui si guarda un’opera d’arte. Un cammino fatto di scoperte, trasformazioni e nuovi significati, sempre aperti e mai definitivi.

Annalisa, dalla tua esperienza: quale tipo di disagio è figlio dei nostri giorni?

L’assenza di limite, indubbiamente. Al di là delle categorie diagnostiche, credo sia necessario soffermarsi sul concetto di identità: siamo qualcuno perché qualcun altro ce lo ha permesso. È attraverso lo sguardo dell’altro che mi riconosco nella mia corporeità, nelle mie emozioni, nel mio sentire. Se è vero che lo sguardo dell’altro è fondativo dell’essere, è anche vero che è proprio l’altro, guardandoci, a darci un limite: un confine entro cui si costruisce l’Io. In un periodo storico in cui tutto sembra possibile e in cui ci viene richiesto di superare costantemente i nostri limiti, credo che ciò a cui andiamo incontro sia il vuoto, un tema molto presente soprattutto negli adolescenti.

Come persona sei molto diretta o fai parti di quella comunità che preferisce una dolce bugia alla verità nude e cruda?

Direi di appartenere alla categoria delle persone dirette, ma con il tempo ho imparato due cose importanti: innanzitutto che è necessario rispettare i tempi degli altri, oltre che i propri, e che quindi anche una buona intuizione deve tenere conto delle situazioni; in secondo luogo, che le bugie non sono mai una soluzione, ma è fondamentale prestare attenzione al linguaggio, affinché sia uno strumento che cura e non che ferisce. Questo implica anche interrogarsi sui motivi per cui si affermano certe cose.

 

Si può con una spinta adeguata delle gambe e una buona tenuta delle braccia, ribaltare la fragilità di una persona e osservarla dalla posizione verticale?

Sì, assolutamente. Ma è sempre la relazione ciò che cura.

Reinventarsi per ricominciare. Cosa ti affascina in quello che studi?

Le persone. Mi affascina la variabilità dei casi, il modo in cui le diverse variabili si intrecciano e la complessità che caratterizza ciascuno di noi. Non ci sono due panorami uguali. È sempre una scoperta.

Non è un carico troppo pesante per le tue spalle?

Se si riesce a rimanere sempre un po’ bambini, non lo è. Apprezzo dei bambini la capacità di buttarsi nelle cose senza necessariamente prefigurarsi un fine, ma per il semplice gusto di farle. Credo che questa attitudine possa salvarci, dentro e fuori la stanza.

 

Su cosa dovremmo meditare?

Ognuno su ciò che desidera, purché continui a farlo. Dovremmo mantenere vivo il pensiero. Personalmente, sento come urgente la capacità di stare nel presente: non solo nel senso di saper godere di ciò che c’è, ma anche di riuscire a connettersi con gli altri e, quindi, generare.

Quali libri non dovrebbero mancare sulla libreria?

Come classico, Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Come libro tecnico, Trauma e perdono di Clara Mucci. Spassionatamente: Le affinità elettive di Goethe.

La ricetta per prendere le cose meno belle con filosofia?

“Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza.” Céline. In prima istanza, direi relativizzare.

Ogni tanto leggo l’oroscopo: oggi mi dice che Marte aumenta il mio bisogno di novità e la curiosità per tutto ciò che non conosco. Ecco la nostra intervista: quanto limiti le fantasie eccessive per applicarti sui problemi di cuore? 

Credo sia importante stare nella realtà. Ed è nella realtà che accade ciò che accade: la domanda è cosa farne, che forma dargli e perché una certa cosa ci chiama più di un’altra. Per me la realtà è fatta di tutto questo, e tracciare una linea netta è impossibile.

 

Amore & violenza: l’insegnamento dei genitori può davvero opporsi alle pressioni di una società sempre più violenta?

E se fossero i genitori stessi a essere violenti? Sicuramente dovrebbero, da un lato, accogliere le richieste dei figli e, dall’altro, educarli attraverso la norma. Non sempre, però, la funzione genitoriale coincide con la persona che la esercita. Credo sia comunque fondamentale che i ragazzi abbiano un punto di riferimento, per poter guardare al mondo con un orientamento etico.

Nell’era della comunicazione e dei social è ancora possibile mettere ordine nei pensieri, sentimenti ed emozioni intensi che vanno oltre il piacere fisico e la novità dell’esperienza?

È difficile. Siamo continuamente surclassati da stimoli. Questo tema si collega anche alla dimensione della performance: abitiamo il “fare”, non necessariamente il “fare bene”, ma semplicemente il fare. Quando accade questo, si entra nella dimensione del vuoto di cui parlavamo prima: si fa per essere, invece di essere per fare.

E se tutto quello che noi sogniamo (successo, amore, benessere, ricchezza, ecc…) fosse solo un’illusione?

Mmmh, sono scettica rispetto a questa idea. Tecnicamente tendiamo a proiettare sull’altro qualità di cui sentiamo il bisogno: in questo senso, l’altro ci fa da specchio. Se queste “illusioni” non ci appartenessero davvero, cosa spiegherebbe ciò che accade quotidianamente nel mondo?

Chiudiamo con una suggestione: si dice che le fragranze dei profumi hanno la capacità di risvegliare ricordi. Dove ti ha riportata la nostra chiacchierata?

L’odore dei fiori della mia infanzia, quando vivevo in campagna.

 

Dott.ssa Annalisa Di Nuzzo

Psicologa Clinica

Ordine degli Psicologi della Basilicata