“Nel labirinto degli specchi che chiamiamo identità, cento anni fa, il 12 gennaio del 1926, Luigi Pirandello consegnava al mondo il testamento di Vitangelo Moscarda. Un secolo di “Uno, nessuno e centomila”, eppure quella scomposizione del sé appare oggi più attuale che mai, in un’epoca di maschere digitali e frammentazioni dell’anima”.
A sottolinearlo, sui suoi canali social, è Alberto Samonà, scrittore, componente del Cda del Parco Archeologico del Colosseo, già assessore dei Beni Culturali in Sicilia.
“Iniziato nel 1909, pubblicato a puntate già nel 1925 e in un unico volume qualche mese dopo, è il dramma della forma che imprigiona la vita: crediamo di essere integri – prosegue – ma siamo sempre più spesso il riflesso mutevole negli occhi degli altri. A cento anni di distanza, l’opera di Pirandello risuona come un invito, ancora vibrante, a cercare l’Essere oltre l’apparire, nel silenzio di una natura che non ha bisogno di specchi per esistere. Proprio attualissimo. O forse, inattuale e scomodo, in un mondo consegnatosi sempre più alla cieca brutalità. Di certo, un capolavoro assoluto!”
“Cent’anni dopo – conclude Samonà – il viaggio verso quell’ “Uno” che tutto comprende è ancora l’unica rivoluzione possibile”.
