OPERAZIONE DOMINUS – ARRESTATI TRE CAPORALI E SEQUESTRATI BENI

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Foggia hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere, disposta dal Tribunale di Foggia – Ufficio G.I.P. – nei confronti di tre soggetti ritenuti responsabili, in concorso tra loro, del reato di “caporalato”. Le indagini, svolte dal Nucleo pt di Foggia nel periodo novembre 2015 – aprile 2016 e coordinate in ogni fase dalla locale Procura della Repubblica, hanno permesso di individuare tre soggetti (due dei quali italiani e legati da stretti vincoli parentali ed un “sub reclutatore” di nazionalità rumena domiciliato in Italia), i quali disponendo di una notevole struttura organizzativa (disponibilità di un dormitorio, servizio di trasporto degli operai, impiego di ditte/società di copertura) hanno svolto attività di intermediazione (con reclutamento di manodopera ed organizzazione dell’attività lavorativa) di 25 operai di nazionalità rumena, ponendo gli stessi a disposizione di aziende agricole della provincia di Foggia per la raccolta delle olive, nonché di altre aziende e privati della zona per l’assistenza domiciliare agli anziani ed in supporto alle attività di ristorazione. Alla luce di quanto appurato dalla Autorità Giudiziaria e dalle Fiamme Gialle foggiane, l‘attività di intermediazione, svolta mediante violenza, minacce e intimidazione ed approfittando dello stato di bisogno e di necessità dei lavoratori, è risultata caratterizzata da “sfruttamento”, sussistendo tre degli indici di sfruttamento previsti dal Legislatore nazionale all’articolo 603 bis del c.p. e segnatamente: la retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme rispetto alle previsioni del contratto collettivo nazionale e territoriale di settore. Sul punto è stato appurato che agli operai sfruttati veniva corrisposta mediamente la paga oraria di € 3,00, a fronte degli € 7,87 previsti in sede di contrattazione collettiva decentrata; la violazione della normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, essendo stato constatato il mancato impiego, da parte degli operai, dei prescritti dispositivi di protezione individuale (calzature con suole antiscivolo, cuffie, guanti antivibrazioni, casco con visiera/occhiali protettivi); la sottoposizione dei lavoratori a una situazione alloggiativa particolarmente degradante. Nel caso in specie, è stato constatato come gli operai sfruttati fossero alloggiati, in modo promiscuo ed in letti a castello, all’interno di un “locale dormitorio” ubicato a Troia (FG) di circa mq.40, privo di divisori per tutelare la privacy del personale femminile. I soggiornati potevano disporre di un solo bagno esterno, peraltro fatiscente, composto da una sola doccia, un solo sanitario (turca) e due lavabi. L’impianto di riscaldamento a supporto della cucina e del locale dormitorio consisteva in unica stufa a legna, mentre l’impianto elettrico, in violazione delle basilari prescrizioni di sicurezza, era costituito da collegamenti di tipo “volante”. Il terminale di scarico della cucina risultava essere “a cielo aperto” anziché confluire nella rete fognaria. E’ stata infine rilevata, con concreti profili di rischio per la sicurezza degli occupanti dello stabile, la presenza di bombole di gas nelle dirette adiacenze esterne del caseggiato, con l’accertamento dell’aggravante del numero dei lavoratori reclutati superiore a tre. Nel corso delle indagini è stata inoltre accertata la responsabilità di tre imprenditori agricoli della zona per il reato di “favoreggiamento personale”, avendo gli stessi riferito falsamente in atti agli investigatori di non avere intrattenuto alcuna forma di rapporto con gli intermediari sottoposti ad indagine. La Procura della Repubblica di Foggia, condividendo appieno il compendio investigativo, ha richiesto al G.I.P. competente di disporre l’applicazione di idonee misure cautelari personali e reali. Il G.I.P. presso il Tribunale di Foggia, con provvedimento del 29 giugno 2016, ha disposto, nei confronti dei tre “caporali”, l’applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere, nonché il sequestro preventivo dell’immobile ubicato a Troia (FG) e di 4 automezzi, con targa bulgara, impiegati per il trasporto degli operai.