Referendum Giustizia. Buone ragioni per votare e approvarlo

Premessa. Il nostro legislatore ha stabilito che le modifiche costituzionali – che valgono per tutti, governo e opposizioni incluse – debbano essere approvate a maggioranza qualificata (due terzi del Parlamento), andando oltre (come nel nostro caso) la maggioranza che governa. Per questo motivo si tiene il referendum. E’ quindi normale che non si debba votare pro o contro il governo in carica, ma per il quesito referendario in sè. Altrimenti ogni referendum per modifiche di aspetti istituzionali determinanti, non potrebbe essere fatto. E per questo noi abbiamo definito il nostro Paese come quello di “riforme-mai”.

Uno dei motivi principali per cui alcuni elettori voteranno per non approvare il referendum è che non “vogliono darla vinta” al governo di estrema destra in carica che, inebriato della vittoria, dovrebbe sentirsi legittimato a qualunque tipo di azioni per minare l’autonomia del potere giudiziario rispetto a quello esecutivo.

Vari slogan dicono che il referendum di per sé minerebbe questa autonomia per il solo fatto di modificare la Costituzione: “la Costituzione non si tocca”, sostengono alcuni… ma modifiche ne sono state fatte decine di volte nella nostra storia repubblicana.

Il testo dei referendum, se approvato, modificherebbe alcune procedure che i proponenti ritengono, allo stato dei fatti, che affidino la governance della magistratura alle correnti politiche e non alle scelte dei singoli giudici.

In materia ci sono fior fiore  di spiegazioni di giuristi di ogni appartenenza partitica e culturale che si stanno spendendo per il Sì. Ultimo tra questi l’ex-Sindaco di Milano – ex-parlamentare ed esponente di estrema sinistra ed avvocato – Giuliano Pisapia, che ha un po’ scombussolato alcune certezze del fronte del No.

Dando uno sguardo alla campagna elettorale, ricordiamo alcune buone ragioni, “offerte” da chi perora il No, per approvare il referendum.

La più nota è quella del procuratore  della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri: chi vota Sì è – semplificando – una persona non per bene, financo un mafioso.

Il sostituto procuratore della Repubblica presso la DDA di Napoli, Henry John Woodcock, parlando con Michele Santoro, ricorda che lui, come tutti i magistrati, ha giurato sulla Costituzione. Non ricorda, però, che cosa dice la Costituzione, nello specifico l’articolo 27, quello che recita: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Il nostro pm ribalta infatti la presunzione d’innocenza in presunzione di colpevolezza. […] “Nella mia prospettiva,” [dice,] “e questa è stata sempre la mia idea, il processo serve a dimostrare non la colpevolezza ma l’innocenza dell’imputato” (Luciano Capone, il Foglio).

Il pm napoletano sembra si sia ispirato a Piercamillo Davigo, ex magistrato ed ex- membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura, quando diceva un cittadino assolto non è un innocente, ma uno che l’ha fatta franca.

Gira sui social un video di Tomaso Montanari – rettore dell’Università per stranieri di Siena, molto presente tra opinionisti e salotti mediatici – in cui denuncia un disegno di legge costituzionale depositato in Parlamento a firma Giusi Bartolozzi, capogabinetto del ministro Nordio, in cui si prevede che ci sarà un controllo dell’esecutivo sull’azione penale. Conseguenza, dice Montanari, per votare No.  Il nostro rettore saprà che i progetti di legge sono presentati dai parlamentari e che Giusi Bartolozzi non è attualmente parlamentare, ma lo è stata fino al 2022…. quindi il dl non esiste più. (IL TACITURNO di Alessandro Lozzi).

Ci sarebbero da aggiungere varie dichiarazioni di esponenti della maggioranza del Pd. M5S e Avs… ma girano tutte sul fatto che chi vota Sì sarebbero fascisti o complici degli stessi.

Buon referendum e buon voto

 

Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC