Ultima settimana di riduzione delle accise sui carburanti. Il 1 Maggio scade il taglio di 24,4 centesimi al litro e, al momento, non è prevista una proroga. Il taglio è costato, dal 19 marzo, quasi un miliardo di euro. Nel caso il governo riterrà sia questa la politica da seguire, chissà quali altre voci di spesa ridurranno per prendere i soldi. Visto che di aumento del debito pubblico sarà difficile se ne parli, dopo la figuraccia dello sforamento del 3% per non aver rispettato i limiti del Patto di Stabilità (fantascienza quella di chi dice che “allora si esce da soli e si fa da noi”).
Gli effetti di questa riduzione ci sono stati. Con l’aumento, rispetto ai prezzi di oggi, la benzina arriverebbe a 1,981 euro, mentre il gasolio a 2,307 euro al litro. In una media europea – benzina verde – di 1,890. Il gasolio, invece, a 2.065 al litro, oggi è vicino alla media europea, ma senza lo sconto andrebbe oltre 2,3 euro al litro.
Il prezzo del barile rimane alto, 105 dollari. Nello Stretto di Hormuz non è chiaro cosa accade, ma è più chiuso che aperto. L’unica certezza è l’instabilità.
Considerato che il “partito dei consumatori” è un ossimoro, che spesso i politici di governo e opposizione vantano di rappresentare, c’è poco da star tranquilli.
Le certezze per i consumatori, comunque, ci sono. Scaduto lo sconto sulle accise, i prezzi aumenteranno subito, per i carburanti e per ogni prodotto o servizio di mercato. Anche oltre il ricarico del mancato sconto. Se ci sarà una proroga o qualche nuovo sconto, ci sarà applicazione solo in parte.
Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC
