Ostentazione simboli religiosi. Vietare o no?

La Corte di Giustizia Ue ha stabilito che il divieto di indossare sul luogo di lavoro qualsiasi forma visibile di espressione delle convinzioni politiche, filosofiche o religiose può essere giustificato dall’esigenza del datore di lavoro di presentarsi in modo neutrale nei confronti dei clienti o di prevenire conflitti sociali (1).

Il fatto è partito dalla Germania e, oltre il caso e il luogo specifico di riferimento (chador di alcune cassiere in un supermercato) va preso in considerazione per una questione che ovunque si pone in modo urgente: la convivenza tra diversi e, di conseguenza, la prevenzione di comportamenti xenofobi e razzisti.

Trasponiamo la vicenda a casa nostra dove, di ostentazioni di simboli, se ne fa un grande uso (i crocefissi cattolici) e l’islamofobia, pur se limitata, è presente.

La questione, oltre che normativa, è culturale ma quest’ultima, specie nella scuola, è condizionata dalle norme. Per esempio: il fatto di aver avuto il crocefisso in classe fin dall’asilo, o la presenza del prete cattolico in molte iniziative istituzionali, fa sì che ci si faccia un’abitudine, al di là del proprio credo. Ed è bene ricordare che proprio su questo in Italia sono vive condanne, assoluzioni e processi in corso.

Noi crediamo che bisognerebbe distinguere tra individui e istituzioni.

I primi non dovrebbero aver nessun limite (quindi non condividiamo la sentenza di Lussemburgo). Limite che invece dovrebbe essere posto alle istituzioni, neutrali per definizione (nonostante l’art.7 della Costituzione che integra i Patti Lateranensi con la Chiesa Cattolica nella nostra massima Carta).

L’accettazione dell’altro implica anche la sua decisione (chador o crocefisso che sia) di ostentare la propria interiorità. Ostentazione che se provoca in qualcuno un giudizio, lo stesso dovrebbe essere come per un vestito che non piace. Un meccanismo mentale che è bene sia frutto di contesti sociali e culturali e non normativi. Qualcuno vorrebbe un divieto per ciò che lui stesso reputa brutto?

Per facilitare questa accettazione crediamo sia fondamentale che lo Stato (che rappresenta tutti) si esima dal parteggiare per uno o per l’altro. E se questa partigianeria già non avviene con le leggi (in Italia non ci sono divieti in merito) che riguardano gli individui, non si capisce perché  lo Stato debba essere invece partigiano della fede cattolica in luoghi pubblici e istituzioni (scuole, etc).

E’ la contraddizione del nostro sistema. Da modificare. Per vivere tutti sereni.

1 – https://www.aduc.it/notizia/simboli+religiosi+sul+luogo+lavoro+corte+ue_138098.php

 

Vincenzo Donvito, presidente Aduc