L’irriverente. 25 Aprile. Bello, ma che palle la retorica e la stupidità

La bella festa del 25 Aprile probabilmente la festeggiano meglio di tutti quelli che se ne vanno a fare una scampagnata, parlando con gli amici dei nonni e dei conoscenti: quelli (rari) avevano qualche partigiano in famiglia e quelli (tanti) che avevano un qualche parente fascista. E magari, tra una pasta al forno, una cotoletta e una fetta di crostata, un bicchierino di vino e una strimpellata sulle note di “Bella ciao”, si guardano contenti negli occhi gustandosi libertà, festa e amicizia.

Come contraltare, le manifestazioni ufficiali, che sono pallose e retoriche per definizione, anche se c’è il partigiano centenario o il presidente di qualche istituzione che mette in fila una serie di parole e concetti che nessuno dei presenti metterebbe mai in discussione, e che non aumentano di un millimetro passione e cultura dei presenti.

Poi ci sono gli stupidi, a cui quest’anno si è aggiunta una nuova categoria, quelli pro e contro la NATO. Con tanto di bandiera (una primizia quest’anno) a qualche corteo e urla da una parte all’altra contro i presunti democratici e non-democratici che usano queste manifestazioni come se fossero quelle del loro partito. Ci saremmo aspettati le bandiere di ONU o OCSE, ma se ne sono dimenticati o non vanno di moda per essere giudicate colpevoli o meno dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Quando pensiamo che nel mondo, gli italiani oltre ad essere conosciuti per spaghetti, pizza, vino e moda, nonché Colosseo, Torre di Pisa, Golfo di Napoli, Ponte Vecchio, Duomo di Milano, etc… se si pensa alle canzoni primeggia “O sole mio” e “Bella ciao”, e ci vengono i lucciconi agli occhi (per monumenti e canzoni)… lucciconi che non ci vengono quando sentiamo “Fratelli d’Italia” ma ci vengono quando ascoltiamo la “Marsigliese” o “Born in the Usa” di Bruce Springsteen o “Imagine” dei Beatles…

E il 25 aprile pensiamo a tutti coloro che si privano della marcetta di “Bella ciao”, al nostro essere difettosi verso “Fratelli d’Italia” e a quanto siamo amati nel mondo (poco per la politica….)… siamo irriverenti? Probabile, ma amiamo il nostro Paese a tal punto da chiederci: perché non cambiamo l’inno nazionale con “Bella ciao”.. nel mondo ci riconoscerebbero meglio… e forse faremmo un po’ di chiarezza in “patria”.

 

François-Marie Arouet – Aduc