L’Avesse detto: quando la scienza si piega alla propaganda, il gregge non si immunizza. Si addomestica

Il senatore Andrea Crisanti, ex “zanzarologo” e oggi luminare istituzionale del PD, ha tuonato contro la Commissione Covid definendola “un monumento alla disinformazione”, composta da “imbarazzanti incompetenti” privi di qualsivoglia nozione di microbiologia e epidemiologia.
Un’uscita, che ha riscosso appalusi “bipartisan”. Poi, con sorprendente coerenza, ha difeso il ministro Schillaci per aver sciolto la Commissione NITAG, dopo le polemiche sulle nomine di due medici considerati “no-vax”. “Schillaci non è un pupazzo”, ha detto Crisanti, lodando il “sussulto di dignità” del ministro alla Sanità.
“Standing ovation” per lui… bipartisan, naturalmente.
Ma il vero capolavoro dello “zanzarologo”, arriva da una puntata di Otto e Mezzo su La7, l’11 giugno 2021, dove Crisanti dichiarò candidamente: “Sono stati vaccinati i giovani perché c’era una montagna di dosi di AstraZeneca non utilizzate e perché senza i giovani non si raggiunge l’immunità di gregge. La verità pura e semplice è questa”. Peccato che quella “verità” fosse scientificamente discutibile.
I vaccini anti-Covid non erano sterilizzanti, non impedivano la trasmissione del virus, e quindi non potevano garantire l’immunità di gregge. Lo sapevano gli esperti, lo sapevano i decisori. Ma serviva una narrazione. E il gregge, si sa, ascolta.
Crisanti ammise che le indicazioni del CTS furono ignorate. Che le scelte furono dettate più dalla logistica che dalla clinica, e che il rischio per i giovani fu sacrificato sull’altare dell’obiettivo collettivo. L’etica? Un optional.
I verbali e le registrazioni del CTS sui vaccini anti-Covid, infatti, oggi sono una mina che qualcuno vorrebbe disinnescare, sia a livello mediatico che per la giustizia. Da quelle riunioni, non dimentichiamolo, è nato il tradimento del principio costituzionale sulla libertà di scelta terapeutica, con il beneplacito delle istituzioni.
Il lavoro è diventato un ricatto, la firma sul consenso informato una trappola: obbligato a vaccinarti, ma legalmente sei tu il responsabile. Una gestione che ha il sapore amaro dell’abuso, e il profilo inquietante di un sistema che ha smesso di proteggere per iniziare a costringere.
Insomma, ciò che i “no-vax” avevano non solo intuito ma documentato, si conferma: le decisioni non furono scientifiche, ma politiche, affaristiche, e mediatiche.
Morale della favola: quando la scienza si piega alla propaganda, il gregge non si immunizza. Si addomestica.
E continuano a definirci “no-vax”.
bilgiu