Chi organizza il Pride, che non sovrapporrei a chi ci partecipa, col passare del tempo (non è la prima volta che la “piattaforma” è escludente) ha trasformato una processione di libertà in una professione di aderenza ai diktat di circoli chiusi.
Qui gli esempi in cui, per poter godere della libertà di movimento, o avere la propria incolumità fisica garantita partecipando a una manifestazione, fanno tornare a mente non tanto momenti cupi, quanto il fatto che le impostazioni mentali, non le chiamerei neanche ideologie, alla fine fanno più vittime civili delle armi. La prima è l’intelligenza, sorella gemella dell’onestà intellettuale.
Contro tutto questo, più che il boicottaggio, ci vuole la non partecipazione, neanche quella nonviolenta, perché di solito la si pratica contro le istituzioni. Contro il para-stato ci vuole lo sberleffo lì per lì, per chi ha voglia e tempo, altrimenti, “paraculamente”, far finta di nulla e andare a sbandierare il proprio “orgoglio” (ivi compreso quello d’esser paraculi) o lasciarli sudare nel loro “anti-negazionismo” e lotta dura.
Le violazioni del diritto umanitario a Gaza sono gravissime e, per questo, sotto indagini internazionali. Occorre continuare a parlarne perché più si ricerca e più elementi di testo e contesto possono emergere. Di qua e di là. Ma siamo alle solite, ci si sconvolge, sempre e solo, per quel che si sa, con meccanismi, in buonissima fede (ci mancherebbe!) da “negazionismo dell’ignoranza”. Occhio non vede social non duole.
Quanti sono, però, i paesi dove l’omosessualità è un reato codificato nei codici penali nazionali? Le “tradizioni” e religioni sono all’80% illiberali, alcune decisamente liberticide, ma in decine di Stati membri delle Nazioni unite, anche il solo essere additati come omosessuali ti porta in galera o espone a linciaggi pubblici.
Il comportamento qui non è dissimile. Governi e governicole si comportano nello stesso modo: questa è casa mia e qui comando io. Se non ti adegui alla mia “piattaforma”, politica, con rispetto parlando, o penale, se di un governo, subirai le conseguenze delle tue provocazioni. Proprio così, l’affermazione di coscienza viene considerata una provocazione…
Il comitato centrale del pride di Roma, e immagino che anche altrove la “piattaforma” sarà simile, non è antisemita, è un gruppo di persone che, immemori (anche) della “loro” storia, parla a se stesso via social. E sempre per darsi ragione. Sai che novità.
Marco Perduca
già senatore, dirigente associazione Coscioni, collaboratore Aduc
