Oggi, Giornata Mondiale della Salute Mentale, si parla dei passi avanti fatti. Ma c’è ancora tanta strada da percorrere.
Troppi pregiudizi, pochi servizi, famiglie lasciate sole e risposte spesso diverse anche tra gli specialisti.
Visitando le carceri, incontro sempre più persone con gravi problemi di salute mentale. E mi colpisce soprattutto il disagio dei più giovani, spesso legato anche all’uso di sostanze. Ragazzi che si tagliano, che cercano nel dolore e nel sangue un modo per sentirsi vivi.
Non ho dati statistici, ma c’è una realtà che mi preoccupa sempre di più: quella delle madri che, non trovando aiuto nei servizi territoriali, arrivano a denunciare i propri figli nella speranza di salvarli, di farli entrare in una comunità, di garantire loro una cura.
E invece si aprono le porte dell’inferno del carcere. Non possiamo aspettare che il disagio diventi un reato per intervenire.
La sofferenza mentale ha bisogno di cure, non di sbarre.
Irene Testa
Garante dei detenuti Regione Sardegna, Collabora con Aduc
