Nonostante il cessate il fuoco, il conto della guerra di Trump in Iran continua a salire per l’Unione europea e non solo per l’aumento dei prezzi dell’energia.
Secondo una ricerca del Jacques Delors Institute, “War in Iran: the long-awaited electroshock for the European energy transition?”, firmata da Alice Moscovici e Phuc-Vinh Nguyen, i costi aggiuntivi per petrolio e gas sono stati finora di 13 miliardi di euro.
A questi vanno aggiunti i costi fiscali per aiutare famiglie e imprese: 22 stati membri su 27 hanno introdotto oltre 120 misure che valgono complessivamente 9 miliardi di euro.
Secondo i due autori, la maggior parte delle misure sono temporanee, ma non mirate: 21 stati membri hanno dato priorità ad aiuti generali, mentre solo 11 hanno anche adottato misure di sostegno mirato alle persone più vulnerabili. In 15 stati membri sono stati ridotti Iva e accisa. In 9 stati membri sono stati imposti tetti ai prezzi.
Risultato: gli aiuti indeboliscono i segnali di prezzo e scoraggiano la riduzione della domanda.
Alice Moscovici e Phuc-Vinh Nguyen definiscono questa scelta come “short-termismo costoso”, tanto più che radicherà le abitudini dei consumatori a prezzi sussidiati.
Gli autori chiedono un approccio coordinato dell’Ue per la riduzione della domanda, oltre che un’accelerazione sull’elettrificazione.
