Fontana. L’irriverente ministro o l’irriverente eroe?

Diceva buonanima Enrico Berlinguer: un partito di lotta e di governo. Poi é andata come é andata, con alti e bassi. Ma sicuramente la lezione dello storico leader del partito comunista italiano sembra che sia servita.

Leggete un po’ cosa scrive il nostro neo-ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, che -volente, volente, nessuno ha dubbi..- é già nelle cronache degli allarmi: “la furia di certa ideologia relativista travalica i confini della realtà… La rivolta delle élite non ci spaventa… e non ci spaventa affrontare la dittatura del pensiero unico….  Mai come in questo momento battersi per la normalità è diventato un atto eroico”.

Urka! Io che scrivo sono per i diritti degli individui, senza distinzioni di sesso, religione, idee, etc  e perché ognuno possa essere se stesso in qualunque momento, privato e istituzionale. Quindi, visto il contendere del neo-ministro, se un omosessuale si vuole sposare, cavoli suoi.

E così tutto il resto. Ma, proprio per questo, mi sembrerebbe inopportuno -anche a effetto pelle- di emarginare chi non é d’accordo con me. Eppure, vengo accusato di far parte, in base ai dettami del ministro Fontana, della “furia di certa ideologia relativista che travalica i confini della realtà”.

A parte lo scenario da Star Trek, non mi sembrava di far parte di una élite, in rivolta, poi. Ripeto: urka! Sono così importante e influente? E io che volevo solo farmi i cazzi miei, perché ognuno si potesse fare i propri…. E poi: “la dittatura del pensiero unico”… povero neo-ministro, manco il suo (involontario?) maestro Berlinguer (che di pensiero unico ne capiva tanto), pensava una cosa del genere- O dio, il popolo (lo stesso che ha scelto Fontana) lo dovette tirare per i capelli per convincerlo che il divorzio non era (lassismo e tutto il resto) contro quello che lui riteneva essere il suo popolo, ma poi ebbe a ravvedersi. Comunque, a parte Berlinguer (ma é Fontana che me lo ha fatto venire in testa, a ri-urka!), dentro i confini della realtà abbiamo un ministro che, con queste premesse, si sente eroe perchè si batte per la normalità.

Bella parola, normalità.

E’ la stessa che viene usata da coloro che hanno il potere, sempre. Nella metà del secolo scorso, era normalità, per i servitori dello Stato di Hitler, bruciare gli ebrei, i rom e gli omosessuali (forse Fontana si riferiva a questa normalità? …. dai, sto solo estremizzando per ridere di più…); così come nel Borneo indonesiano c’è ancora qualche umano che reputa normale mangiare i propri simili. Comunque, il concetto é chiaro e la lista é lunga.

Quindi. Dopo il vicepremier Di Maio che parafrasa il re Sole con “l’état c’est moi”, abbiamo il ministro eroe e irriverente nei confronti di quella che lui ritiene essere la dittatura del pensiero unico. E noi irriverenti, non potremmo che essere contenti che ci siano altri nostri simili. Urka! Siamo tutti irriverenti… ma allora, irriverente é normale, visto che lo siamo tutti?

Che casino, non si capisce piu’ nulla. Ma forse é proprio questo che il neo-ministro vuole indurci: casino! Così nessuno capisce più nulla, ognuno dice ciò che vuole in cosiddetta libertà… paraponzipò. Ma la libertà non era quella che tutti, nelle proprie diversità, erano uguali davanti alle leggi… suvvia, nel mondo de “l’état c’est moi” va bene anche dire una cosa, pensare il contrario, ridirne un’altra, farne un’altra ancora…  tanto poi… l’importante è essere dove si é, che la mediatizzazione, e quindi la realtà secondo il nostro neo-ministro, é lì che c’é. Mica nell’alcova di ogni individuo, per quanto inesistente possa essere considerata da chi ha potere.

 

Vincenzo Donvito, presidente Aduc