Chiacchiere da bar: Il sindaco di Cecina, la cocaina e il divorzio

mde

Il Sindaco di Cecina, cuccato qualche giorno fa con un po’ di cocaina per uso personale (1) è diventato un caso scuola. Non ha commesso un reato, ma un illecito amministrativo, come un’infrazione al codice della strada. Non ha neanche mentito, per cui “moralmente” non sarebbe sfiduciato. E’ uno, come migliaia di altre persone, che – come dice lui in alcune interviste – si è aiutato a stare più sveglio in alcune situazioni, nè più né meno – aggiungiamo noi – di chi si facesse una decina di caffè al giorno o un pacchetto di sigarette – legali – per sentirsi più rilassato.

 

Ma è cocaina, uno degli stigmi per assoluto. L’ipocrisia che si fa vita. Per questo il segretario regionale toscano del suo partito, quello Democratico, vuole che si curi, si riabiliti, faccia abiura pubblica, letteralmente: “Quando si fa un errore così non si lavano i panni in casa ma in comunità” (2).

Un fatto privato che, quindi, diventa pubblico, Moralistico. Etico, come lo ha chiamato il segretario del nostro Sindaco.

 

Del fatto politico in sé, soprattutto in un partito che si dice riformista come quello coinvolto, nessun cenno. Eppure la legalizzazione delle droghe, il disastro del proibizionismo che inonda tutta la società e l’economia, è un fatto conosciuto. Ma niente. Occorre rispettare il cliché dominante, senza magari rendersi conto che così facendo si aggrava di più una situazione che, di per sé, non avrebbe niente di grave… visto che la legge ha già assolto il nostro Sindaco.

 

Ci sovviene il divorzio, la battaglia per l’approvazione della legge nel 1970 e quella per evitare la sua bocciatura nel 1974 con un referendum. I divorzisti vinsero. Ma che fatica dover convincere i vertici del maggiore partito di opposizione dell’epoca, il Pci. Che consideravano il divorzio un problema “sovrastrutturale”, quindi secondario e fuorviante rispetto alla centralità delle lotte della classe operaia… e poi, dicevano i soliti dirigenti, la nostra base è molto cattolica (quindi per loro antidivorzista per definizione) e non capirebbe. Intanto, le battaglie operaie si erano consumate in contesti familiari dove, pur non considerando ufficialmente il delitto d’onore come forma di divorzio, un occhiolino ce lo facevano. Insomma i problemi erano altri per il Pci. Ma poi, i movimenti dei cittadini, anche di cattolici e comunisti italiani, travolsero i loro partiti e stabilirono che il divorzio era forma di civiltà ineludibile.

 

Crediamo sia così anche per le droghe oggi illegali. Coi partiti eredi del Pci e gli elettori di partiti nemici giurati della cocaina come della cannabis, che mai e poi mai spenderebbero una parola per la legalizzazione, Anzi: status quo e, anche, più repressione.

 

E’ quello che dice e fa il segretario regionale del partito del Sindaco di Cecina e, a suo modo, quello che fa anche il nostro Sindaco: giammai, non se ne parla, conta la moralità pubblica, i panni che lui chiama sporchi vanno lavati in pubblico… senza porsi il problema che probabilmente non si tratta di panni sporchi ma di un individuo che non ha commesso un reato e quindi dovrebbe, nel caso, ragionare solo con se stesso.

Sarà che, come per i divorzio, dobbiamo aspettare che il popolo di quel partito travolga i suoi dirigenti per fargli capire che ognuno, senza fare male ad altri, fa quel che vuole… anche se ci sembra che i milioni di elettori che ad ogni elezione abbandonano il partito del Sindaco di Cecina stanno già lanciando messaggi inequivocabili.

Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc

 

 

1 – https://www.aduc.it/articolo/cocaina+sindaco+cecina+uomo+politico_36438.php

2 – La Repubblica del 23/07/2023