I previdenti Fratelli Righeira pubblicarono il loro successo-tormentone nel maggio del 1985, quando l’estate in cui tutti cominciarono a canterellare che stava finendo non era neppure cominciata. E anche oggi, più di 40 anni dopo, vale la pena di ricordare che, nonostante il caldo insopportabile di queste settimane, l’estate 2026 sarà presto finita.
E ce ne dimenticheremo.
Questo nonostante il luogo peggiore in cui vivere i mesi più roventi, e cioè il carcere, non smetta di consegnare alla cronaca spunti che neanche la fantasia migliore potrebbe suggerire.
Così ci scorderemo che si può finire in cella anche alla soglia dei novanta anni di età per un furto d’auto di tre anni prima. E pazienza se non hai neanche più i denti per masticare. O che vi si possono produrre o acuire patologie che, complice la non più tenera età, portano alla morte, come è capitato a un settantacinquenne ricoverato di corsa dopo l’inizio della detenzione e spirato dieci giorni dopo in ospedale.
Tutto cadrà molto probabilmente nel dimenticatoio alle prime anelate frescure di questa estate che volgerà al termine.
Così come l’oblìo coprirà, dopo il sequestro di intere sezioni di Sollicciano da parte del tribunale, le disposizioni ministeriali di mettere materassi a terra se non ci sono abbastanza brande e poi la (poco) pronta correzione che invita a fare l’opposto.
Colpa di un banale refuso, è stato spiegato.
Anche se questo genere di errori si verificano se sbagli una o con una a, oppure se nel testo salta un «non» che avrebbe cambiato senso a una frase che, a rileggerla, era scritta per dire proprio quello che tutti avevano chiaramente capito, senza ombra di equivoci.
Ma l’importante è ripensarci.
Magari facendo restare male chi invece di materassi a terra tra le blatte avrebbe augurato ai detenuti un pagliericcio. Ci dimenticheremo dei trasferimenti di decine di detenuti divisi tra lo sconforto di scontare la pena lontano dalle famiglie o da programmi di reinserimento e la certezza che ogni carcere è meglio di Sollicciano. A suo modo lo certifica anche il rigetto da parte del Tribunale del riesame del ricorso presentato dal Ministero della giustizia avverso la parte sostanziale della decisione con cui i giudici hanno fatto apporre i sigilli a 7 sezioni le cui condizioni sono oltre l’immaginabile.
Trasferimenti che comunque non allevieranno la vita di chi resta recluso e di chi ci lavora, aumentando quel sovraffollamento in cui già versano gli altri istituti della Toscana e che, spiega il segretario regionale Uil della polizia penitenziaria Eleuterio Greco, «è il vero grande ostacolo a qualsiasi forma di attività di rieducazione e reinserimento».
La fine del solleone si porterà via anche gli interrogativi sui lavori di ristrutturazione, il cui ultimo annuncio risale a poco più di due settimane fa. Tutti temi che tanti, troppi, aderenti al partito «Buttate-via-la-chiave» giudicano inutili da affrontare, poiché è loro convinzione che la pena inflitta, per quanto giusta, non sia mai sufficiente.
L’estate sta finendo. Ma fa presto a tornarne un’altra, altrettanto invivibile senza scelte serie e profonde. Ma chi glielo dice a chi resta in carcere?
(Articolo pubblicato su Corriere fiorentino – Corriere della Sera del 14/07/2026)
