Umanità in bilico. Medici Senza Frontiere in Italia, venticinque anni dalla parte degli esclusi

“Cercavamo di seguire i nostri pazienti sia nei centri di accoglienza dov’erano trasferiti dopo l’uscita dal capannone di Pozzallo, sia negli ospedali, per quelli ricoverati con problematiche sanitarie più gravi – scrive Giuseppe De Mola operatore storico di Medici Senza Frontiere nel libro dal titolo Umanità in bilico. Medici Senza Frontiere in Italia, venticinque anni dalla parte degli esclusi. Nei centri di accoglienza gestivamo un programma di salute mentale attraverso sessioni di gruppo e colloqui individuali.

 

Quasi tutti i giorni Gaia, una delle nostre psicologhe, raggiungeva Scicli, Vittoria e altre località nella provincia di Ragusa a bordo della sua vecchia Panda. I disturbi più ricorrenti erano quelli post traumatici, causati dalle violenze subite o di cui si era stati testimoni nei Paesi di origine e in quelli di transito, come la Libia: almeno una persona su cinque era stata vittima di torture durante il percorso migratorio. Lo stato psicologico era ulteriormente aggravato dalle condizioni all’interno dei centri di accoglienza.

L’inattività forzata, la solitudine, la mancanza di autonomia nella gestione degli aspetti più elementari della propria vita, i ritardi nella definizione dello status legale con la conseguente incertezza per il futuro, il timore di essere rimandati a casa: tutto ciò era causa di traumi secondari che, nei casi più gravi, divenivano sintomatici. Il livello di entusiasmo mostrato allo sbarco per l’essere sopravvissuti e per le speranze di una vita migliore che il futuro sembrava prospettare, moriva a poco a poco”.

Medici Senza Frontiere è in Italia da venticinque anni, dai primi progetti al campo Casilino 700 a Roma ampliando man mano le attività soprattutto a favore di persone straniere, ma anche di italiani in condizioni di maggiore fragilità fino ad arrivare a mettere a disposizione la propria esperienza di gestione delle emergenze sanitarie nel momento del Covid. Umanità in bilico è un volume che ripercorre anni importanti, con le voci delle donne e degli uomini che hanno lavorato sul campo in modo poco autocelebrativo, autocritico, con la frustrazione per i risultati sempre in bilico in un’Italia che in un quarto di secolo sembra essere diventata sempre meno accogliente.

Parleremo dell’esperienza di MSF in Italia giovedì 12 ottobre a PALERMO, presso la libreria Feltrinelli, via Cavour 133, ore 18,00. Dialogano con l’autore Giuseppe De Mola Ernesto Melluso e Sergio Cipolla; modera Elvira Terranova. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti; prenotazione tramite WhatsApp al numero: 342/5588521.

 

Il libro:
Titolo: Umanità in bilico. Medici Senza Frontiere in Italia, venticinque anni dalla parte degli esclusi
Autore: Giuseppe De Mola

(€ 17,00 – pag. 224)

 

L’autore
Giuseppe De Mola
nasce nel 1967 a Bari, dove studia letteratura russa e inglese. Da anni lavora con l’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere in Italia e all’estero (Yemen, Sudafrica, Sud Sudan, Etiopia, tra gli altri Paesi).

Nel 2012 ha pubblicato Distanze. Storie di esilio dal Sudafrica di ieri e di oggi, nel 2016 il suo primo romanzo, Disarmo, e nel 2023 il suo secondo romanzo, Halley. Un’indagine. Per MSF ha curato la pubblicazione dei rapporti Fuori campo (2016 e 2018).

 

Medici Senza Frontiere (MSF) è un’organizzazione medico-umanitaria internazionale indipendente fondata nel 1971. Oggi MSF fornisce soccorso in più di 70 Paesi a popolazioni minacciate da conflitti armati, violenze, epidemie, disastri naturali. Nel 1999 è stata insignita del premio Nobel per la Pace.