Ultimo di trentamila: Un libro che lascia il segno, come una sciabolata

di Barbara Bordigato

Un libro che lascia il segno, come una sciabolata. Qualche cerchio immaginario fende l’aria, poi ecco, un colpo secco. C’è chi vince e c’è chi perde. Tutto dipende dalle variabili. Un piccolo movimento scomposto può cambiare un destino.

Entra in scena Giacomo, un ragazzino che incontra il suo daimon a cavalcioni su un motorino. In una strada arsa dal sole trova la forza della giustizia negli occhi di un uomo “vero”, un carabiniere. Da quell’istante Giacomo vorrà indossare la divisa. Sa che il percorso sarà in salita, con tante incognite ma non demorde. Ha trovato la via.

Cresce e conosce l’amore, si sposa con la sua Grazia. E arriva il giorno in cui dovrà fare i conti con la realtà, il suo mondo è incenerito, il suo tutto ora è niente. Lui, che non si è mai venduto, si accorge di quanto poco ci vuole per diventare merce di scambio. Dunque, è nella pancia dei “giusti” che sta l’orrore? La fine di Giacomo arriva non quando sopraggiunge la morte ma quando si sveglia: la miopia del Sistema rende vano ogni sacrificio e la fine beffarda di chi ami, solo per un piccolo inciampo del destino, ha un nome: si chiama insulto. Ingiustizia, un’altra.

Siamo funamboli che possono cadere a terra per un soffio di niente. È così banale il Male? Si nutre di minuzie e sviste per trionfare, si gongola con poco riuscendo a farci fuori. È il rigurgito di omuncoli asserviti al potere. È una partita truccata che gioca su un centimetro di pelle per toglierti l’aria per sempre, come la pancreatite che si è portato via l’Amore di Giacomo. Era un’operazione di routine, così dicevano tutti. Basta un centimetro e sei fuori gioco.

Fatica e rischio, sacrificio e sudore, uniti all’amore per sua moglie erano le sue ossa, ora spezzate. Giacomo è in ginocchio. È un uomo con l’anima sgretolata e per ricomporla decide di perdersi, di non guardarsi. Deve scomparire di fronte ai ricordi quando tornano a pungolarlo, soprattutto ha bisogno di sparire a se stesso. Sceglie la strada. Lascia tutto, casa, lavoro, amici. Vuole solo essere un morto che cammina, senza alcuna pretesa. Gli piace danzare nel vuoto. Chissenefrega di aspettare il Paradiso o immaginare l’Inferno, lui sarà un vagabondo senza speranza. Sceglie un “non luogo”, che è peggio del Paradiso e dell’Inferno. Giacomo, che diventa un fantasma, sente il peso della colpa perché sa di essere un intruso tra i senza fissa dimora, un impostore tra tante anime ancora alla ricerca di un senso. Lui un senso non ce l’ha: è consapevole di poter tornare sui suoi passi quando vuole. E’ questa la sua colpa: avere una scelta. Per gli altri non funziona così, cercano ancora un ideale in ogni angolo sperduto di questo mondo. Per loro, a differenza di Giacomo, è nei luoghi della dimenticanza che si annida la risposta, un segno sottile che ha le fattezze della speranza.

Arriva il giorno in cui anche Giacomo può dirsi vagabondo: l’inizio del suo cammino come un vero senzatetto è con Pepe, il suo amico gitano, il suo gigante buono. La loro amicizia è una nuova promessa d’amore, è un sentire profondo che Giacomo credeva di essersi lasciato alle spalle. Pepe è ruvido e asciutto, ma sempre in tensione verso la sua anima e pieno di gesti di umanità.
Un giorno anche Pepe se ne andrà. Giacomo non dimentica, come potrebbe? Gli resterà sottopelle come sangue che scorre, che nutre corpo e anima.

E infine arriva una donna, delicata e col naso a patata. Gentile e forse timida, di certo non ha paura di affidare le sue ferite e i suoi sogni a un vagabondo come Giacomo. Lei gli ricorda che la fiducia esiste, dunque non si era sbagliato: la fiducia non era un’invenzione bislacca della sua mente contorta, esisteva ed era come un lungo respiro, così profondo da fargli scoppiare il petto. Quella donna gli consegna i suoi sogni e le sue ferite racchiusi in una giacca piegata con cura. Gli dona tutto quello in cui ha creduto, da cui è stata tradita. Ogni increspatura della stoffa è una caduta. E’ lì che si aggrappa il ricordo.

La strada non gli ha mai rubato la dignità, pensa Giacomo, e ha ragione: essere umili, essere semplici, farsi piccoli per diventare grandi è quello che conta.

Niente è perduto come credeva… Certe ferite lasciano il segno. Giacomo è vivo, ora non ha più paura di guardarsi dentro.

 

Ultimo di Trentamila

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