Perché a Caivano il coraggio di una donna sola non basta

@lorenzobof / lorenzo_boffa@yahoo.it

Una fiction a Caivano? No, perché non è stata girata lì. Allora una fiction su Caivano? Nemmeno, perché “La preside”, serie tv in onda su Rai 1 dal 12 gennaio è incentrata su di un personaggio, prima ancora che sul contesto. Riflettori sulla storia di una donna coraggiosa, Eugenia Carfora, preside dell’Istituto Superiore “F. Morano”, adiacente al Parco Verde di Caivano.

La messa in onda della serie tv diretta da Luca Miniero e interpretata da Luisa Ranieri ha avuto il grosso merito di aprire un dibattito, anche all’interno del terzo settore. Qual è l’effetto di una produzione di successo, oltre 5 milioni di spettatori in prima serata, su una realtà di frontiera come quella di Caivano? Produce cambiamento effettivo, nella comunità e nelle scelte pubbliche, o soltanto emozioni? Che cosa significa essere periferia?

Abbiamo girato queste domande ad Antonio Marciano, presidente Uisp Campania che per tre anni ha promosso una rete di associazioni del territorio all’interno del progetto “La Bellezza necessaria” sostenuto da Fondazione con il Sud. E a Massimo Aghilar, responsabile nazionale Uisp delle Politiche per i Beni comuni e le periferie, ex presidente Uisp Torino, una lunga esperienza di lavoro sulle marginalità sociali alle spalle.

“La fiction ha l’indubbio merito di contribuire a mettere sotto i riflettori dell’opinione pubblica la realtà di Caivano, che però rimane sullo sfondo, in quanto ad emergere è soprattutto la figura eroica e solitaria della preside – dice Antonio Marciano – è vero che si tratta di fiction e quindi esistono delle regole narrative da rispettare, ma l’impressione che rimane è quella della forte e meritoria personalità di una donna che prende di petto una realtà sociale senza riuscire a modificarla per davvero. E modificare realtà così complesse è molto difficile. E c’è bisogno di farlo insieme ad altri, organizzare interventi in rete con altre realtà associative del territorio, produrre cambiamenti progressivi, giorno per giorno, incalzare le istituzioni per interventi strutturali e permanenti. ella costruzione di reti sociali territoriali. Le competenze presenti all’interno delle reti giocano un ruolo cruciale in quanto contribuiscono a creare un ambiente collaborativo e produttivo. Competenze strutturate e diverse permette di affrontare le sfide locali in modo più efficace, favorendo l’innovazione e la resilienza della comunità. Inoltre, una rete ben strutturata facilita il trasferimento di conoscenze e esperienze, aumentando la capacità di risposta alle esigenze del territorio”.

“Con il progetto La Bellezza necessaria abbiamo provato a fare così, cercando di mettere in rete realtà sociali del territorio, come Un’infanzia da vivere e altre associazioni sportive, con ragazzi e operatori del quartiere. Grazie all’impresa sociale Con i Bambini cercheremo di dare un contributo per replicare il modello di intervento grazie ad Organizziamo la speranza, per il quale siamo in fase di coprogettazione, a Caivano e in altre periferie urbane in Italia”.

A proposito di questo progetto è intervenuto su Vita il presidente di Con i Bambini, Marco Rossi Doria, uno dei pionieri dell’esperienza dei maestri di strada negli anni ’70: “Con Organizziamo la speranza c’è l’ambizione politica di dimostrare con i fatti che è possibile contrastare la povertà educativa anche in territori in cui il fenomeno si è cronicizzato e dove l’esclusione precoce è la triste normalità”. E sulla definizione di periferieRossi Doria intervistato da Sara De Carli di Vita dice: “Le periferie in Italia hanno forme molto diverse. Esistono centri storici che vivono condizioni di perifericità ed esistono periferie esterne che non sono luoghi di esclusione… Le periferie sono quindi un arcipelago multiforme e complesso”.

Lo sport sociale e per tutti vive in periferia, quindi l’esperienza non manca. “Non servono azioni solitarie, servono azioni che hanno radici – dice Massimo Aghilar, responsabile Politiche per i beni comuni e le periferie Uisp – il vero cambiamento si produce insieme agli altri. E’ quasi una legge fisica: se vuoi dare una risposta concreta ad un problema complesso. Devi occupartene giorno per giorno, passo dopo passo, coinvolgendo tutte le persone e le realtà sociali che incontri sul tuo percorso”.

Sono d’accordo con Marco Rossi Doria perché affronta il tema periferie in modo multidimensionale – prosegue Aghilar – Non pensando soltanto alle periferie urbane in senso geografico ma a tutti i territori ai confini delle città, dove pulsano gli interessi più grossi, di tipo politico ed economico. I centri e le periferie si spostano nel tempo, ci sono periferie all’interno dei centri urbani ma anche periferie nelle campagne e nei paesi montani, dove le persone sono sole. Ci sono periferie culturali. In chiave Uisp interpreterei così il problema: tanto più sono periferie, tanto più c’è bisogno di legami sociali. Da creare anche attraverso la cultura dello sport, dell’aggregazione, della socialità, dell’educazione. Nelle periferie c’è bisono di generare e spesso di ricostruire legami di solidarietà, di tenersi per mano e fare rete”.

 

a cura di Ivano Maiorella