Papa Bergoglio: ogni prete si deve tenere lontano dal “chiacchiericcio” di corte

di ANDREA FILLORAMO

Nella prima delle lunghe celebrazioni del periodo pasquale, la messa del crisma, che il Papa presiede a San Pietro davanti a migliaia di fedeli, vescovi e cardinali, tratteggia in modo minuzioso quel che in un periodo che egli stesso vede non privo di spaccature, cordate e intrighi, quel che ogni prete deve impegnarsi a essere ma soprattutto quel che in ogni modo deve cercare di non essere.

Secondo l’insegnamento di Bergoglio ogni prete si deve tenere lontano da quello che egli chiama il “chiacchiericcio” di corte, il carrierismo imperante, con chi predilige un agire grigio e abitudinario rispetto a uno spirito di comunione e virtuoso. Come al solito Papa Bergoglio in modo incisivo, lapidario, quindi – se esaminiamo bene – con parole di fuoco, ancora una volta interviene nella lotta che ha ingaggiato al clericalismo che si alimenta con un agire prettamente pretesco che egli definisce grigio, fatto di chiacchiere mormorate, di abitudini che non si vogliono abbandonare che distraggono o allontanano dalla comunione. Il Papa guarda, poi in faccia i suoi preti e dice con maggiore incidenza : «Sto facendo memoria di alcuni di voi che sono in crisi, disorientati e non sanno che strada prendere, non sanno come riprendere una seconda opzione. La doppia vita non li aiuterà».

Le parole del Papa sono picconate che non lasciano scampo anche quando aggiunge: «si pecca contro lo Spirito che è comunione quando si diventa, anche per leggerezza, strumenti di divisione; e si fa il gioco del nemico, che non viene allo scoperto e ama le dicerie e le insinuazioni, fomenta partiti e cordate, alimenta la nostalgia del passato, la sfiducia, il pessimismo, la paura. Stiamo attenti, per favore, a non sporcare l’unzione dello Spirito e la veste della Madre Chiesa con la disunione, con le polarizzazioni, con ogni mancanza di carità e di comunione». Aggiunge infine, concentrandosi sullo stile di comportamento dei sacerdoti che lascia talvolta molto a desiderare e fa allontanare tante persone: «Penso anche alla gentilezza del sacerdote: se la gente trova persino in noi persone insoddisfatte e scontente che criticano e puntano il dito, dove vedrà l’armonia? Quanti non si avvicinano o si allontanano perché nella Chiesa non si sentono accolti e amati, ma guardati con sospetto e giudicati! In nome di Dio, accogliamo e perdoniamo, sempre!

E ricordiamo che l’essere spigolosi e lamentosi, oltre a non produrre nulla di buono, corrompe l’annuncio, perché contro-testimonia Dio, che è comunione e armonia». «A tutti, prima o poi, succede di sperimentare delusioni, fatiche e debolezze, con l’ideale che sembra usurarsi fra le esigenze del reale, mentre subentra una certa abitudinarietà e alcune prove, prima difficili da immaginare, fanno apparire la fedeltà più scomoda rispetto a un tempo. Questa tappa rappresenta un crinale decisivo per chi ha ricevuto l’unzione.

Si può uscirne male, planando verso una certa mediocrità, trascinandosi stanchi in una “normalità” dove si insinuano tre tentazioni pericolose: quella del compromesso, per cui ci si accontenta di ciò che si può fare; quella dei surrogati, per cui si tenta di “ricaricarsi” con altro rispetto alla nostra unzione; quella dello scoraggiamento». Quel che il Papa dice ai sacerdoti vale per tutti. Ascoltarlo significa augurarci in modo significativo: BUONA PASQUA!