Ogni anno a Washington in questo periodo si svolge una grande e affollata “Marcia per la Vita”, quest’anno è la 53° edizione. Decine di migliaia, in strada, per gridare che la Vita non è negoziabile e che va tutelata e protetta in ogni sua fase e condizione, dal concepimento alla morte naturale. Riprendo la notizia dal sito Provitaefamiglia.it La March for Life di Washington, è stata una grande festa di famiglie, bambini, mamme, papà, attivisti, politici, ma soprattutto una grande dimostrazione di quanto il popolo – americano – pro life sia la maggioranza, la base del Paese, che pensa che ogni vita sia degna, sia un dono, come appunto il tema scelto per quest’anno: “Life is a Gift”, un messaggio semplice e potentissimo, capace di riassumere l’idea che la vita non è un “prodotto” né un diritto di qualcuno su qualcun altro, ma un dono da accogliere e proteggere.
Quest’anno ha rivolto un potente messaggio il Santo Padre Leone XIV ai partecipanti, diffuso dalla Santa Sede alla vigilia della manifestazione, manifestando «profonda riconoscenza» per questa presenza pubblica di massa. Il Papa ha assicurato la sua «vicinanza spirituale» a quella che ha definito un’«eloquente testimonianza pubblica», nata per affermare con decisione che «la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano». Richiamando la responsabilità di una società autenticamente civile, Leone XIV ha aggiunto che «una società è sana e progredita solo quando tutela la sacralità della vita umana e si adopera attivamente per promuoverla», e ha poi incoraggiato «specialmente voi giovani» a continuare a lavorare perché la vita sia rispettata «in tutte le sue fasi», attraverso «sforzi adeguati a ogni livello della società, compreso il dialogo con i leader civili e politici».
Il Pontefice ha infine benedetto chi ha marciato «coraggiosamente e pacificamente a nome di bambini non nati», ricordando che, difendendoli, «state adempiendo al precetto del Signore di servirlo nei più piccoli dei nostri fratelli e delle nostre sorelle”. Alla Marcia ha partecipato anche il vicepresidente J.D. Vance, un momento forte, che ha appunto richiamato con forza proprio il cuore del tema dell’anno, ricordando che «la vita è un dono» e ringraziando il movimento pro-life per la tenacia con cui, per decenni, ha mantenuto viva una battaglia spesso derisa, ostacolata o banalizzata. Ricevendo una marea di applausi dai manifestanti ha detto: “Nell’antico mondo pagano, scartare i bambini era una prassi. Dagli scheletri nei bordelli al sacrificio di bambini dei Maya, il segno della barbarie è che trattiamo i bambini come fastidi da scartare, anziché come benedizioni da custodire gelosamente.”. Ancora, “La Marcia per la Vita… riguarda la scelta se rimanere una civiltà guidata da Dio o tornare al paganesimo che ha dominato il passato. L’estrema sinistra in questo Paese dice ai nostri giovani che il matrimonio e i figli sono ostacoli… Sappiamo che è una bugia.”
Vance ha rivendicato poi la svolta avviata dopo la decisione Dobbs del 2022, presentandola come un punto di non ritorno contro quella che ha definito una «cultura dello scarto», che per troppo tempo avrebbe reso l’aborto una scorciatoia «di comodo». In questo quadro, ha voluto rimarcare il ruolo politico dell’amministrazione Trump e la stagione apertasi con il nuovo corso, legando apertamente la marcia non solo a una testimonianza morale ma anche a conseguenze istituzionali concrete. Il passaggio più incisivo è arrivato quando Vance ha collegato il tema della vita alla proiezione internazionale degli Stati Uniti. Ha infatti dichiarato che l’amministrazione Trump «ripristinerà e amplierà» la Mexico City Policy, la norma federale che vieta di elargire fondi USA a ONG e gruppi internazionali che praticano e promuovono l’aborto all’estero.
In parallelo, ha aggiunto che verranno bloccati i finanziamenti federali a programmi e politiche DEI (Diversity, Equity and Inclusion, cioè Diversità, Equità e Inclusione) e ad altre iniziative ideologiche legate alla cosiddetta “gender ideology”, all’interno dei programmi di cooperazione internazionale. Si tratta dunque di scelte che mandano un segnale ben preciso: gli Stati Uniti non vogliono più essere complici della promozione di un’agenda progressista e woke, soprattutto nei Paesi più poveri e vulnerabili, dove spesso la “cooperazione” diventa pressione culturale e politica, più che aiuto reale. Anche il presidente Donald Trump si è rivolto ai partecipanti, con un videomessaggio registrato e diffuso durante la manifestazione. Trump ha ringraziato la piazza per aver «difeso i non nati» e ha ribadito l’impianto valoriale della sua amministrazione sul tema: «Continueremo a lottare per la verità, ovvero che ogni bambino è un dono di Dio». Il presidente ha inoltre richiamato il diritto alla vita come fondamento della nazione, ha rivendicato anch’egli la svolta “post-Dobbs” e promesso di «essere sempre una voce per chi non ha voce e di non stancarmi mai nel difendere la dignità intrinseca di ogni bambino, nato e non nato».
a cura di Domenico Bonvegna
