Dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele agli ayatollah di Teheran, la sinistra non sapendo quale scusa inventare si è attaccata al “Diritto internazionale” che avrebbero violato Trump e Netanyahu. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha mandato in estasi tutte le sinistre dichiarando, in polemica con Stati Uniti e Israele sull’Iran: “no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi e la popolazione civile”. Mentre c’è tanta ipocrisia in queste parole.
Infatti, “qual è il diritto internazionale che ha protetto la (indifesa) popolazione civile iraniana che è stata massacrata anche nel gennaio scorso?” Si chiede Antonio Socci, (L’Ipocrisia dei compagni sull’Iran (e molto altro, compreso san Tommaso), 6.3.26, Libero) E ancora, “Il diritto di quei manifestanti è stato difeso dall’Onu dove il rappresentante del regime iraniano, un mese dopo, è stato eletto vicepresidente della Commissione per lo Sviluppo Sociale delle Nazioni Unite che si occupa di uguaglianza di genere, democrazia, tolleranza e non-violenza?” È qual è il diritto internazionale che impedisce di costruire e possedere l’atomica a uno Stato che minaccia i vicini? Non c’è il rischio che tale diritto internazionale, invece di essere scudo delle popolazioni indifese, diventi la protezione delle peggiori dittature?” Tutte, domande legittime poste da Socci.
Ha ragione, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, a dichiarare che “bisogna evitare di abusarne per giustificare un regime tirannico che uccide la sua gente, destabilizza la regione con i suoi ‘vassalli’, rifornisce la Russia di droni contro l’Ucraina e costituisce una minaccia globale”. La sinistra e tutto il baraccone che le sta intorno è convinta che Trump ha assaltato il diritto internazionale, facendo prevalere la legge del più forte. A questo proposito lo storico Roberto De Mattei in un breve ma lucido saggio scrive: “In realtà la legge del più forte è la norma delle relazioni tra gli Stati da più di due secoli.
Il diritto internazionale è stato sistematicamente violato fin da quando Napoleone Bonaparte volle esportare in tutta Europa le idee della Rivoluzione francese sulla punta delle baionette. Lo stesso Stato italiano è stato fondato il 17 marzo 1861 attraverso la violazione del diritto internazionale”. Infatti, derivò dalla conquista militare, da parte del Regno sabaudo, di legittimi stati sovrani italiani come il Regno delle Due Sicilie, il Granducato di Toscana, lo Stato pontificio e non solo. Quella violazione del diritto internazionale oggi sta sui libri di scuola sotto il nome di “Risorgimento” e “Unità d’Italia”. Guardando alla storia dei vari trattati tra Stati, degli ultimi due secoli, dopo il secondo conflitto mondiale, nel 1945 fu fondata l’Organizzazione delle Nazioni Unite, per De Mattei, “per ricostruire la pace internazionale in nome della ‘forza del diritto’”.
Ma le speranze furono subito deluse perché pure questo ordine mondiale nasceva da rapporti di forza, evidenti nella spartizione di Yalta. Infatti, come osserva De Mattei “la storia dell’ultimo dopoguerra è stata segnata da una molteplicità di guerre e interventi armati che hanno dissipato questa illusione: Corea, Vietnam, Afghanistan, Iraq, Balcani, Medio Oriente (aggiungerei Tibet, Ungheria e Cecoslovacchia, ndr). L’invasione russa dell’Ucraina, nel febbraio 2022, è stata l’ultima clamorosa violazione del diritto internazionale” in cui “l’ONU ha mostrato, ancora una volta, tutta la sua impotenza”. Negli anni Novanta ci si illuse che fosse della globalizzazione a dare la pace. Ma è accaduto il contrario.
La realtà contemporanea assomiglia molto al tempo della guerra fredda. Lo scontro è fra l’Occidente democratico che ha la sua leadership negli Stati Uniti e la Cina comunista, a cui oggi è aggregata la Russia, con alcuni altri Paesi. Mentre, “Il confronto sull’Iran è una tappa della partita globale fra questi due blocchi”. Oggi è inutile continuare a puntare sull’Onu ormai fallita con gli argomenti di Sanchez. Forse secondo Socci, per un nuovo diritto internazionale, bisognerebbe tornare a quei teologi della scuola di Salamanca del XVI secolo, che si basavano su Aristotele, Cicerone e Tommaso d’Aquino la fondarono non solo sul consenso o la consuetudine positiva, ma sul diritto naturale. Concetto che è fra l’altro, implicitamente, alla base della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
a cura di Domenico Bonvegna
