La questione islam o musulmana fino alla metà del secolo scorso poteva interessare soltanto una minoranza degli occidentali, in particolare ai missionari, pellegrini, commercianti, esploratori o turisti. La situazione è cambiata intorno agli anni ’80, a poco a poco abbiamo avuto a che fare non tanto con uomini singoli musulmani, ma con un “insieme di uomini”, con un mondo, non europeo, che quasi certamente influenzerà il presente, ma anche e soprattutto il futuro.
A partire dagli anni ’90 il mondo musulmano, è diventato rilevante. Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica, attento osservatore, si è occupato del fenomeno Islam, scrivendo un documentato saggio sul fenomeno islamico in Italia e in tutto l’Occidente. Il testo, “Per una critica della vulgata “islamicamente corretta”, è stato pubblicato venticinque anni fa. Ora è riproposto dalle edizioni di “Cristianità” (2025; e. 20) con una parziale revisione dell’apparato critico, ma sostanzialmente identico nella sua formulazione all’edizione del Centro Studi sulla Cooperazione A. Cammarata di S. Cataldo (Cl). L’Islam, dice il gesuita prefatore Samir Khalil Samir non è adeguatamente conosciuto in Occidente e, anche all’interno della Chiesa cattolica, ne circola un’immagine edulcorata, immagine che parte da alcune idee preconcette e mai dimostrate, come quella secondo cui tutte le religioni mirano alla pace e quella, di segno opposto, secondo cui tutte le religioni hanno dato luogo a guerre e sono state caratterizzate da manifestazioni di intolleranza o l’affermazione secondo cui in tutte le religioni vi è del buono oppure, ancora, secondo cui una moschea è un luogo di preghiera simile alla chiesa per i cristiani.
Ecco perché il sottotitolo recita Per una critica della vulgata “islamicamente corretta”. Giovanni Cantoni, dato il giro mentale vigente ancor oggi, volto a fare dei distinguo fra Islam, politica e società e così elogiando la religione musulmana come pacifica e dialogica, va direttamente alle fonti e, citando testimonianze di prima mano, ci spiega che l’espressione “din wa dunnya wa dawla” – cioè religione, società e Stato – non può essere messa in sordina a beneficio di una presentazione dell’Islam gradita all’orecchio occidentale. Dice nella Presentazione Silvia Scaranari che “l’oggetto della sua analisi è un ambito particolare dell’Islam, ovvero la legge islamica e la sua portata sociale, i riflessi cioè che essa ha o può avere all’interno dei Paesi islamici e, in prospettiva, anche nelle comunità coraniche dei Paesi occidentali a più intensa immigrazione”.
Giovanni Cantoni, dopo aver esaminato le fonti, ossia il Corano e la Sunna e citato i Cinque pilastri dell’Islam (ossia professione di fede, preghiera, digiuno, elemosina e pellegrinaggio) afferma che proprio dai testi succitati deriva la sharìa che può essere definita l’organizzazione di tutta la vita individuale e collettiva secondo le prescrizioni della legge divina. La ummah è la comunità islamica che è regolata dalla sharìa. Chi islamico non è, ma appartiene alle genti del Libro (Ebrei e Cristiani), è protetto se paga un tributo e può partecipare – senza però fare proselitismo – alla vita sociale e amministrativa, ma non alla vita politica. Il testo parla anche della jihad, considerata dagli islamici quasi un “sesto pilastro”. È questa “guerra santa”, che rivela una prospettiva di universale dominio. Certamente la realizzazione di una Ummah unica e una, sotto un’unica Sharìa, e guidata da un unico Califfo, rimane un’utopìa, anche se non si può negare che la tensione verso tale utopìa sia presente in quasi tutte le comunità islamiche.
A questi temi e a molti altri quesiti dà risposta il saggio – ricchissimo di rimandi bibliografici (praticamente il libro propone quaranta pagine di bibliografia e un profluvio di note a margine di ogni capitolo) – di Giovanni Cantoni per chi voglia sapere che cosa veramente dice di sé l’Islam tramite i suoi maggiori esponenti. A conclusione ecco le parole di un esponente islamico egiziano, Sayyd Qutb, riportate da Cantoni: “Chi, dunque, capisce la vera natura di questa (nostra) religione, si rende perfettamente conto dell’assoluta necessità che il movimento islamico comprenda, oltre all’impegno della predicazione, anche la jihad, la lotta armata e che questa non è da intendersi come guerra di difesa”. Tuttavia, il testo evidenzia un ulteriore elemento da prendere in considerazione, quando si tratta della possibilità della conversione dall’islam. Il mondo secondo l’islam è suddiviso in “casa dell’islam”, “casa della guerra” o “casa della miscredenza”. Inoltre, certi autori ammettono una terza categoria, dar al-sulh, “casa della tregua”; un ulteriore aggiornamento, si parla di dar al-da’wa, “casa della missione”, trasformando in dar al-higra, “casa dell’emigrazione”, sono tutte case che ci riguardano perché scrive Cantoni, “non si tratta di un problema di confini da rispettare, quando si pensi che ogni conquista è, di fatto, una restituzione, sia quando si tratta di territori un tempo musulmani e dai quali l’islam è stato cacciato, sia perché tutto il mondo è ‘casa dell’islam’, temporaneamente usurpata dai non musulmani”.
DOMENICO BONVEGNA
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