di Andrea Filloramo
La nomina di mons. Cesare Di Pietro a vescovo di Locri-Gerace ha cambiato radicalmente gli equilibri della successione nell’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela. Fino a poche settimane fa, l’ausiliare messinese poteva apparire, infatti, il candidato naturale a raccogliere l’eredità dell’arcivescovo mons. Giovanni Accolla, che prossimamente dovrà presentare le dimissioni al Papa per raggiunti limiti d’età.
Oggi quello scenario è definitivamente tramontato, deludendo tanti estimatori.
Per anni mons. Cesare Di Pietro è stato considerato da parte di tanti il profilo ideale: messinese, già vicario generale, rettore del Seminario, collaboratore della Congregazione per i Vescovi e profondo conoscitore del territorio e della realtà diocesana.
Con la sua uscita di scena, Roma dovrà guardare altrove quando si aprirà ufficialmente la successione a quello che, per quasi un decennio, è stato arcivescovo e archimandrita di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela.
La nomina di Di Pietro a Locri-Gerace indica chiaramente che la Santa Sede ha scelto per lui un percorso diverso, affidandogli una diocesi diversa.
Facciamo soltanto delle deduzioni sulla successione ad Accolla, che – è bene dirlo – forse lasciano il tempo che trovano.
Tradizionalmente le grandi sedi siciliane vengono affidate a pastori che conoscono già il contesto regionale. Non sorprenderebbe quindi una scelta proveniente dall’episcopato dell’isola. Tra i profili che gli osservatori ecclesiastici potrebbero considerare figurano vescovi relativamente giovani, con esperienza amministrativa e pastorale consolidata, capaci di guidare una delle diocesi più importanti del Mezzogiorno. Una soluzione di questo tipo garantirebbe continuità culturale e conoscenza delle dinamiche sociali della Sicilia orientale.
Non va esclusa la possibilità, però, che il futuro arcivescovo arrivi direttamente dagli organismi della Conferenza Episcopale Italiana o dalla Curia Romana, come tanti preti augurano. Papa Leone XIV, come già avvenuto in altre nomine recenti, infatti, potrebbe privilegiare figure con esperienza nazionale, competenze amministrative e sensibilità sinodale.
Osservando le nomine degli ultimi anni, emergono alcuni criteri ricorrenti: capacità di dialogo, esperienza di governo, attenzione ai giovani, sensibilità sociale e disponibilità a guidare processi di riorganizzazione pastorale.
Messina rappresenta indubbiamente una sede strategica per la Chiesa siciliana. Per questo motivo il futuro arcivescovo dovrà possedere non solo qualità spirituali e pastorali, ma anche capacità di coordinamento di una vasta realtà ecclesiale che comprende oltre duecento parrocchie distribuite tra la città dello Stretto, le Isole Eolie e il territorio di Santa Lucia del Mela, con una storia tormentata di un passato non molto lontano che ha avuto un arcivescovo che si è inaspettatamente dimesso a 63 anni di età.
Forse non è stato solo casuale la visita a Messina di Mons. Peña Parra, Nunzio Apostolico d’Italia, da poco nominato da Papa Leone XIV, che si occupa della procedura di nomina dei vescovi in tutte le diocesi che fanno parte dello Stato Italiano, che ha il compito di condurre le indagini relative, aggiorna la lista dei preti proposti periodicamente dai vescovi come idonei per l’episcopato e propone al Dicastero per i vescovi una terna di candidati, tra i quali verrà scelto il vescovo.
Risulta che il Nunzio ha incontrato l’arcivescovo di Messina mons. Giovanni Accolla e il nuovo vescovo di Locri Gerace, mons. Cesare Di Pietro, che lascerà Messina e si insedierà ufficialmente nella diocesi calabrese il 25 luglio prossimo.
Come spesso accade nelle nomine episcopali, però, il nome scelto dal Papa potrebbe essere assente da liste dei pronostici. La storia della Chiesa insegna che le decisioni finali maturano nel massimo riserbo e segretezza e diventano certe soltanto al momento dell’annuncio ufficiale.
