Sono anni ormai che il giornalista scrittore Giulio Meotti con i suoi articoli e libri ben documentati cerca di convincerci del pericolo Islam o meglio di quell’islam fondamentalista che spesso sfocia anche nella violenza o peggio nel terrorismo.
Qualche anno fa è stato pubblicato dalla casa editrice Cantagalli un suo ultimo studio sulla diffusione dell’islam in Europa. Con questo ponderoso volume: “La dolce conquista” (Edizioni Cantagalli, 2023, pagine 447, € 22,00), Giulio Meotti, giornalista de Il Foglio, ha illustrato in nove densi capitoli, corredati di una quarantina di interviste a personaggi di assoluto rilievo nel panorama culturale mondiale (che vanno da Robert Redeker ad Alain Finkielkraut, da Rémi Brague ad Annie Laurent, soltanto per citarne qualcuno), quanto espresso nell’eloquente sottotitolo: “L’Europa si arrende all’Islam”.
Nella prefazione di Boualem Sansal, scrittore algerino attivo da più di trent’anni nella denuncia del fondamentalismo islamico, sottolinea che l’Islam ha una vocazione universale, le cui élite costituiscono una fratellanza planetaria molto più potente di tutte le altre fratellanze umane messe insieme… e tanto più allarga i suoi tentacoli quanto più la vecchia Europa prosegue nel suo declino. Il libro inizia da un importante rilevamento risalente al novembre 2001 in Svizzera, dove nella villa di un banchiere egiziano appartenente alla Fratellanza Musulmana si ritrovò un documento considerevole, denominato Il Progetto, in cui veniva esposto il disegno strategico di stabilire il regno di Allah in tutto il mondo.
Meotti riporta per rinforzare le sue tesi le affermazioni di Mordechai Kedar, figura di rilievo dell’Intelligence dell’Idf, l’esercito israeliano, afferma che dopo aver conquistato la Chiesa orientale di Costantinopoli nel 1453 ora l’Islam stia procedendo alla conquista di Roma. “La natura della Jihad non è solo militare, ma anche e soprattutto economica (con gli ingenti finanziamenti provenienti dal Qatar, dall’Arabia Saudita, dalla Turchia), oltre che mediatica (ad esempio il colosso Al Jazeera) e quella legata all’immigrazione. In questo Progetto di conquista islamica giocano un ruolo fondamentale la demografia, il multiculturalismo, la predicazione e il terrore”. Come ebbe a dire una trentina d’anni fa Bernard Lewis, grande islamologo e arabista del Novecento, è in atto una terza invasione islamica dell’Europa in cui l’Europa sarà islamica alla fine del secolo.
Il primo capitolo si conclude con una significativa citazione dello storico inglese Arnold Toynbee: “Le civiltà non si uccidono, si suicidano”. Certo le considerazioni prodotte nel libro di Meotti danno fastidio a chi propone il multiculturalismo come panacea di una possibile pacifica convivenza con chi invece vuole conquistarci. Il libro espone una serie di dati statistici e storici di assoluto rilievo, come ad esempio quello secondo cui l’islamizzazione diventa irreversibile quando la popolazione musulmana raggiunge il 20 per cento, quantità già raggiunta e superata in alcune città dell’Inghilterra, della Francia, del Belgio e dell’Olanda. Sono numerosi e ben documentati gli studi citati nel volume che attestano come la dolce conquista islamica stia avvenendo, sotto lo sguardo complice dell’oligarchia politica e mediatica europea.
Come espresso nell’intervista ad Alexandre Goodarzy, scrittore e professore di storia all’Université Catholique di Angers, nato in Francia da padre iraniano e mamma francese, tenuto in ostaggio in Iraq per circa due mesi: “L’Islam si sta diffondendo in aree dove la Chiesa e lo Stato si sono arresi…I francesi potranno affrontarli e vincere questa guerra di civiltà solo quando capiranno e accetteranno il cristianesimo come elemento fondamentale e inseparabile dell’identità francese”. Tra i tanti considerevoli dati citati dall’autore, non può passare inosservato che l’Arabia Saudita abbia addestrato 25.000 persone all’Università islamica di Medina, con una spesa stimata di 200 miliardi di dollari in trent’anni per creare madrasse, moschee e altre strutture per propagare l’Islam in tanti Paesi europei. Un dato che riguarda la Spagna è abbastanza significativo: nel 1990 i musulmani in Spagna erano 100.000, nel 2017 quasi due milioni con 1400 moschee, il tutto sostenuto da un fiume di denaro proveniente dal Medio Oriente e dal Golfo. Un altro dato che si impone all’attenzione in Spagna è quello del numero dei convertiti all’Islam, spesso persone di sinistra che volevano arrivare a Dio senza passare dalla Chiesa, sovente accusata di collusione con il franchismo. Non a caso nel 1987 Roger Garaudy, filosofo marxista convertito all’Islam, proclamò la necessità per l’Europa di abbracciare l’Islam per ripudiare il materialismo.
In Germania si passa dalla venerazione dei Re Magi di Colonia ai muezzin della nuova grande moschea. Anche ad Aquisgrana (la città di Carlo Magno) il muezzin, come ricorda Meotti, è di casa. I dati parlano chiaro: 27 moschee ad Hannover, Francoforte prima città in cui i tedeschi non sono più maggioranza della popolazione, cancellazione a Berlino dell’Idomeneo di Mozart perché c’era la testa tagliata di Maometto. Il celebre islamologo Bassam Tibi, siriano d’origine, ha scritto sulle pagine della Neue Zurcher Zeitung: “Lo Stato tedesco ha ufficialmente capitolato all’Islam”, suffragato pubblicamente dalle dichiarazioni dell’ex primo ministro turco Necmettin Erbakan: “Gli europei sono malati…Daremo loro la medicina. L’intera Europa diventerà islamica. Conquisteremo Roma”. Lo stesso Erdogan ha affermato: “Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati”. Le previsioni per il futuro della Germania non sono rosee, i tedeschi diventeranno minoranza a fronte della maggioranza musulmana. Il libro ricostruisce in manera dettagliata la penetrazione islamica in Francia. Raccoglie le testimonianze dirette e gli scritti di autori famosi come Lévi-Strauss, Michel Houellebecq, Jean Daniel, l’autore mostra la disintegrazione di una Francia che si islamizza attraverso alcune tappe significative contrassegnate da sangue e terrore: Attentato a “Charlie Hedbo”.
Assassinio di padre Jacques Hemel mentre celebra la Messa. Decapitazione di Samuel Paty. Appello di venti generali francesi a Emanuel Macron. Rivolte nelle banlieu. 3000 moschee sul territorio francese con il finanziamento islamico delle periferie da parte dell’Arabia e del Qatar. Aumento vertiginoso della popolazione musulmana con il raggiungimento del 30% a Marsiglia e Lione. Sembra che la Francia non faccia nulla per non essere trasformata in un Paese musulmano. L’autore non esita a denunciare il ruolo guida del Consiglio d’Europa, decisamente favorevole all’immigrazione, giustificando così l’espansione islamica in Europa.
I dati parlano ancora una volta in modo molto chiaro: mentre una sala di preghiera musulmana viene aperta ogni settimana in Francia, la Chiesa cattolica ha costruito solo 20 nuove chiese in Francia negli ultimi dieci anni”. Il libro si occupa anche della penetrazione islamica in Belgio, riporta l’esempio della figura emblematica di Philippe Moureaux, professore di Filosofia all’Università di Liegi, ministro, senatore, vicepremier nel governo Martens, sindaco socialista di Molenbeek, che ha dato il nome alla legge del 1981 per contrastare il razzismo e la xenofobia in difesa degli immigrati, in gran parte islamici. Non a caso Moureaux si è sposato in seconde nozze con una musulmana tunisina ed ha sempre attinto il suo bacino elettorale con presentazioni politiche nelle moschee. Figura emblematica, in quanto fautore del meticciato culturale e del multiculturalismo.
Ancora una volta i dati esposti nel volume di Meotti sono eloquenti: Bruxelles è per il 30% islamica, quasi la metà di tutti i nascituri in Belgio provengono dall’estero. Il fallimento del multiculturalismo in Belgio è evidente ed è riscontrato da Meotti attraverso altri significativi indicatori, sottolineati nell’intervista allo storico belga David Engels, presidente della “Oswald Spengler Society”, il quale afferma: “Il Belgio non è riuscito a sviluppare una corretta identità culturale o nazionale: è profondamente influenzato dall’islamizzazione; l’élite politica è fortemente influenzata dalle reti massoniche…i valori cristiani sono sistematicamente banditi dalla legislazione e dalla società”. Meotti porta degli esempi concreti, che proprio nei palazzi del potere europeo, si è imposto il multiculturalismo islamofilo. (Continua)
a cura di Domenico Bonvegna
