Il Vangelo secondo Andrea Filloramo: Nient’altro che la verità

di ANDREA FILLORAMO

Nessuno sa cosa si sono detti, il 9 gennaio 2023, Papa Francesco e Georg Gänswein, già segretario particolare di Ratzinger in un faccia a faccia, nato dopo le anticipazioni del suo libro “Nient’altro che la verità”, e, ancora, dopo le sue allusioni alla nota apostolica con cui Papa Bergoglio aveva rimesso in discussione la decisione di Ratzinger di ampliare le possibilità di celebrazione della messa con il vecchio rito in latino, che, secondo Gänswein  “aveva spezzato il cuore” a Papa emerito Benedetto.

Certamente è stato davvero sopra le righe quell’atteggiamento di Padre Georg Gänswein, , che nel cuore del lutto più grande per la Chiesa negli ultimi venti anni, ha azionato la leva della polemica a mezzo stampa alzando polveroni e lanciando accuse dirette a Papa Francesco

Sappiamo che Papa Francesco sarebbe rimasto, per quelle esternazioni e per quella pubblicazione «più rattristato che irritato» e ciò perché a parere del Papa, le uscite di Gänswein, sarebbero diventate “arme letali” del chiacchiericcio e quindi avrebbero trasformato un momento di lutto (quello per la morte di Ratzinger) in un rinfocolare della guerra tra fazioni interna al Vaticano, di cui Papa Francesco sicuramente è – e bisogna capirlo – stufo.

L’esito di quell’incontro ormai è conosciuto da tutti: il segretario di Papa Benedetto ha dovuto lasciare il monastero Mater Ecclesiae, nel quale ha convissuto con Benedetto e abbandonare anche Roma, obbligato a   rientrare in Germania, nella diocesi in cui da semplice prete era incardinato, dove non è stato sicuramente accolto a braccia aperte dal clero tedesco.

Quale sarà il suo futuro ancora forse neppure il Papa lo sa.

Certo che la figura Gänswein, è strettamente legata a quello che è stato il suo mentore prima e dopo le sue dimissioni.

E’, quindi,  così finita l’era di Papa Benedetto, che è andata anche al di  là delle sue dimissioni  ed è finita probabilmente anche la carriera ecclesiastica del suo fedele segretario.

Certamente per Gänswein e per i cosiddetti “ratzingeriani”, cioè per la schiera molto agguerrita dei conservatori, alla quale il segretario del Papa emerito forse apparteneva e ancor oggi appartiene, Papa Benedetto era diventato un simbolo suo malgrado.

Chi e che cosa ha rappresentato nella Chiesa Cattolica veramente Papa Benedetto, difficile dirlo ma lo dirà in seguito la Storia.

Oggi, a conclusione di quasi un decennio nel quale il mistero Benedetto XVI, incarnato dalla sua straordinaria rinuncia al soglio pontificio, è stato un argomento che ha affascinato studiosi, anche laici, tanto da far pensare che Benedetto XVI avrebbe architettato (mandando messaggi in codice, dalla doppia interpretazione, per non destare sospetti) una falsa rinuncia al munus petrino, per «ritirarsi in sede impedita» e far convocare un Conclave illegittimo, con illegittima elezione di Bergoglio (falso papa),,addirittura «eretico», interroghiamo gli studiosi o teologi che sono riusciti a comprenderne la personalità di uomo e il suo pensiero teologico che, a parere di molti, è seguito da tanti, che è un pensiero di un conservatore,

Yann Raison du Cleuziou, dell’università di Bordeaux ha sottolineato che Ratzinger è una figura importante della chiesa del ventesimo secolo, che ha attirato l’attenzione del mondo conservatore ben prima della sua elezione a pontefice. Da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, si era presentato, infatti, come guardiano del tempio cattolico, “vedetta intellettuale per difendere l’ortodossia della fede” e non andava oltre.

Le sue prese di posizione sono state molto apprezzate, quindi, dai conservatori, a cominciare dalla nota con cui nel 2000 aveva sostenuto il primato della chiesa cattolica sulle altre in quanto “unica erede legittima della rivelazione incarnata da Gesù”, o da un testo in cui ha precisato quale dovrebbe essere il comportamento dei cattolici nella vita pubblica.

Secondo Massimo Faggioli, professore di teologia e studi religiosi dell’università di Villanova, negli Stati Uniti, con la morte di Benedetto XVI il campo conservatore in Vaticano “perde un leader, una figura attorno a cui compattarsi. Oggi, a suo parere, non emerge alcuna personalità che possa fungere da simbolo o incarnazione”, né la Chiesa sente il bisogno d’averlo,

Nulla può giustificare né mai giustificherà, quindi, il titolo di rottura e di provocazione intellettuale del libro di Georg Gänswein, “Nient’altro che la verità”, né le sue allusioni, le sue esternazioni, né tanto meno le sue “uscite”, in opposizione ad un Papa che vuole una Chiesa aperta ma fa molta fatica a realizzarla.

Lapidario è il messaggio contenuto in una lunga intervista (ben 29 pagine della rivista) che Papa Francesco ha concesso al direttore di «Civiltà Cattolica» padre Antonio Spadaro, in cui dà un’idea di Chiesa non rintracciabile nei molti scritti e nella “ dottrina” di Ratzinger e in cui, fra l’altro dice: “Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite… e bisogna cominciare dal basso».