clericus vagans

di ANDREA FILLORAMO

Ritengo oltremodo necessario rivolgermi direttamentee con immutata amicizia a quel prete che, nell’ultimo mio articolo, il cui titolo è: “C’è posto per tutti nel mondo”, ho chiamato per motivi di privacy e simpaticamente “clericus vagans”, che, dopo avermi letto, mi ha depennato dal gruppo di Facebook, da lui amministrato, al quale precedentemente mi aveva incluso. Ciò, per il fatto che non ho condiviso alcuni suoi post e che avrei infranto il “segreto”, al quale avrei dovuto, a suo parere, necessariamenteattenermi, in quanto il gruppo da lui fondato sarebbe chiuso, e nel quale solo chi ne fa parte può , come in esso egli scrive, ma solo al suo interno,“commentare gli eventi della Chiesa messinese con la massima libertà”. In parole povere gli appartenenti al gruppo sono obbligati a rimanere “intra moenia”, e non possono divulgare e commentare quanto contenuto nei post.
Premesso che i miei articoli contenevano soltanto stralci di qualche post, affermo, con piena convinzione che il “settarismo” da chiunque venga proposto o addirittura imposto è intollerabile, anacronistico all’interno e fuori dalla chiesa.
Ritengo che nessuno desideraavere e appartenere ad una chiesa delle catacombe, dove manca il dialogo aperto a tutti, quel dialogo proposto e vissuto da papa Francesco, che per sua natura deve essere libero e, quindi, come nel nostro caso, non ristretto ai “quattro gatti” che fanno parte di un gruppochiuso e addirittura segreto. In un siffatto gruppo si corre il rischio che molto facilmente fomentino i pettegolezzi, crescano l’ipocrisia e il doppiogiochismo e che ci sia lo stravolgimento della verità effettuale.
Credo che ciò, forse involontariamente sia già avvenuto, quando, dopo un incontro benevolo, amichevole, e chiarificatore che il “clericus vagans” ha avuto giorno 24 giugno u.s con l’arcivescovo nella Parrocchia di S.Giacomo, l’ha presentato immediatamente dopoin un postcome un “don Rodrigo”, un “Azzaccagarbugli” etc..
Lo sa bene il prete al quale mi rivolgo, chenei suoi confronti ho avuto sempre e sempre ho dimostrato tanta comprensione, affetto e impegno affinchè fosse aiutato ad affrontare e risolvere i problemi di prete che soffre la solitudine alla quale il vescovo emerito La Piana, a suo dire, l’ha condannato.
Sarei felice e con me sarebbero felici quanti gli vogliono bene, che Mons. Accolla gli restituisca, tenendo conto della sua situazione sanitaria e psicologica, quello che egli desidera, cioè la dignità di prete che vuole essere ancora attivo nella comunità presbiteriale della Città di Messina.