Mons. La Piana non è stato il primo arcivescovo di Messina a dimettersi

di ANDREA FILLORAMO

Mons. Calogero La Piana non è stato il primo arcivescovo di Messina a dimettersi. Nel lontano 1957 un altro, S. Ecc. Mons. Guido Tonetti, piemontese, arcivescovo coadiutore con diritto a successione, dopo sette anni della sua permanenza nella Città dello Stretto, a 54 anni di età, si è dimesso. Egli era amato dal popolo ma non dalla Curia che vedeva in lui, inviato ad hoc dalla Santa Sede, un usurpatore della cattedra episcopale che allora era di Mons. Angelo Paino, molto anziano e difficilmente presente nella città peloritana. Dimettendosi, egli ha accettato di trasferirsi in una piccola diocesi, precisamente Cuneo, mantenendo il titolo di arcivescovo. Lasciò, quindi, in silenzio, senza il suono di “trombe efanfare”, senza alcuna conferenza stampa, senza “strepiti” e “pianti”, la prestigiosa arcidiocesi messinese e la Prelatura nullius di S. Lucia del Mela. Anche allora e forse come oggi le lettere anonime, accompagnate da sussurri, pettegolezzi, chiacchiere, gelosie, circolavano, a Messina, dappertutto. C’è da pensare che esse siano un derivato di un DNA clericale che stentaa scomparire, se ancora, come ha affermato, nella ormai storica, inutile e per lui dannosa conferenza stampa, il vescovo emerito La Piana, sono state a lui inviate. Ma in realtà non mi convince il fatto che le lettere anonime, dallo scrivente più volte condannate, mai e poi mai abbiano indotto o costretto il vescovo che è un uomo di fede, di esperienza, maturo di età e di senno, alla rinuncia. Ci vuole dell’altro. Ovviamente nessuno si può permettere di cercare questo “altro”. Significherebbe entrare nell’animo di chi è pervenuto a una grave e difficile decisione, oltretutto inaspettata. Saremmo dei cinici, gente cioè che dimostra o ostenta irriverenza e indifferenza beffarda verso chi soffre. Almeno in questo momento, ritengo chenessuno debba cercare alcun’altra verità che non sia quella ufficiale; a nessuno è permesso di scavare nel torbido. Occorre che ci sia tanta carità cristiana verso chi è stato scelto per fare il pastore certamente non impeccabile dell’arcidiocesi messinese. Mi permetto di pesare che fra quanti gli hanno manifestato amicizia, ci siano sicuramente alcuni che sono stati autori delle lettere anonime e alcuni detrattori, disponibili a tutto. A essi occorre augurare un’autentica “metanoia” e il recupero di quei valori che sono alla base dell’«essere chiesa». E’ cosa certa che il nuovo arcivescovo, chiunque egli sia, avrà da faticare molto per individuare questi esseri “ipocriti”. Per far ciò egli dovrà: fare “piazza pulita” di quanti girano attorno al vescovo chiunque egli sia; dovrà rimuovere qualche parroco molto discusso anche per il voto di scambio di cui è promotore; dovrà individuare e isolare, se ci sono, i preti pedofili;restituire ai preti anziani una “Casa del Clero”, di cui si sono sentiti derubati; riattivare l’istituto che prepara all’insegnamento della religione; ridistribuire gli incarichi e tanto, tanto ancora. Tutti ci auguriamo che l’arcivescovo che verrà sia un vero“padre”, un autentico “uomo di Dio”, capace di orientare nel bene il presbiterio considerato “l’unica e autentica eredità” da investire per il bene della Chiesa, un nuovo “Mons. Fasola” che “renda il cuore di Dio vicino a tutti, prossimo alla miseria umana”.