IL MAGISTERO SULLA FAMIGLIA E SULLA DONNA DI PAPA WOJTYLA

Giorni fa un responsabile di un giornale online dove collaboro mi faceva notare che stavo esagerando con gli interventi su San Giovanni Paolo II, “non è possibile pubblicare venti articoli sul papa polacco…”. E’ probabile che il direttore abbia qualche ragione, dovendo salvaguardare una certa linea editoriale del suo blog, tuttavia credo che il Magistero di San Giovanni Paolo II non solo è attuale per i suoi numerosi problemi che potrebbe risolvere, ma merita essere presentato e richiamato perché non tutti i lettori hanno sempre l’opportunità di accedere ai documenti del Papa. Dunque insisto, continuo il tour sul grande e impegnativo Magistero wojtyliano. Il tema della Famiglia è prioritario per Papa Wojtyla. Nel 1981 pubblica l’esortazione apostolica post-sinodale “Familiarisconsortio”. Il documento manifesta un approccio non solo giuridico, morale o politico al tema del matrimonio e della famiglia, ma soprattutto teologico. Al Papa preme mettere in risalto in modo particolare il ruolo e il compito dei coniugi cristiani. “Gli sposi vennero così investiti di una grande responsabilità ma anche di un compito entusiasmante: sposarsi doveva diventare ciò che era originariamente nel piano divino, una vocazione, una chiamata a testimoniare l’azione di dio attraverso l’amore umano e così costruire una società migliore”. (Marco Invernizzi, San Giovanni Paolo II. Introduzione al suo Magistero, Sugarcoedizioni, 2014)
Tutto questo certamente, “non era e non è una cosa facile”, già allora nel 1981, oltre alla celebrazione del mio matrimonio, si legalizzava l’aborto con la vittoria del referendum, in quei giorni“si comprese che l’Italia non era più una società cristiana, una cristianità, perché il senso comune dei suoi abitanti era ormai a larga maggioranza ostile al sentire della Chiesa”.Pertanto da quel giorno secondo Invernizzi, “si cominciò a riflettere sul fatto che non c’era più una cristianità da difendere, ma un mondo da riconquistare, e che bisognava trasformare l’atteggiamento del guardiano, con quello del missionario”.
Quindi continua Invernizzi, “Il processo di scristianizzazione continuò ad avanzare e a colpire la famiglia; soprattutto come ha fatto notare lo statistico Roberto Volpi, togliendo dal cuore dei giovani il matrimonio come un ideale da realizzare e la famiglia come un bene da costruire”. Nell’esortazione apostolica San Giovanni Paolo II ai coniugi indicò una meta e un compito, quello di “incarnare nella vita quotidiana quelle parole male usate o abusate nel gergo corrente: amore, fedeltà, comunione, solidarietà, tutte espressioni che evocano quasi sempre qualcosa di ambiguo, addirittura equivoco”.
“Diventa ciò che sei!”, dice il Papa alla famiglia, cioè a quella comunità che nasce dal rapporto di donazione esclusivo e indissolubile fra un uomo e una donna. Questo è un punto fondamentale scrive Invernizzi nel testo che sto seguendo, perché “se non si riuscirà a convincere del valore dell’indissolubilità, e a recuperare nell’esperienza vissuta, i matrimoni non ripartiranno e non si sosterranno. Quel ‘per sempre’ così difficile da pronunciare per il giovane, ma anche per l’adulto di oggi, è forse la chiave, il punto di partenza per la ricostruzione di matrimonio e famiglia, perché indica l’accettazione dell’esistenza di qualcosa di più grande di sé e della propria libertà, a cui donarsi appunto per sempre”. E in questi momenti difficili della nostra società di oggi, si comprende la grande importanza dell’insegnamento del Pontefice polacco, che sottolinea il valore specifico della donna, dello sposo e del padre, e i diritti del bambino e degli anziani, cioè di tutte le figure protagoniste della cellula fondamentale della società. Invernizzi nel testo pubblicato da Sugarcoedizioni, ricorda le Conferenze dell’ONU a Il Cairo e a Pechino, nel 1994 e 1995 dove le grandi lobby contro la famiglia, hanno imposto ai governi cosiddetti sottosviluppati il controllo della maternità, attraverso la contraccezione e aborto e l’ideologia del gender. In pratica soltanto la Chiesa si è opposta a questa forma di dittatura tecnocratica. Per questo il Papa dedicherà tanti sforzi a presentare la dottrina sull’amore umano e alla Teologia del corpo, in particolare con gli appuntamenti del mercoledì in piazza S. Pietro, dal 1979 al 1984.
Altri due documenti meritano di essere ricordati: “La Carta dei diritti della famiglia” (1983) e la “Lettera alle famiglie” (1994). Il Papa è convinto che la famiglia è il fondamento della civiltà, “la civiltà dell’amore”, oggi aggredita da un pensiero e da una cultura della morte. “Infatti se esiste da un lato la ‘civiltà dell’amore’, permane dall’altro lato la possibilità di un’’anti-civiltà’ distruttiva, com’è confermato oggi da tante tendenze e situazioni di fatto”. Wojtyla ribadisce che questa anti-civiltà, nasce dalla crisi della nostra epoca, una “crisi di verità”, cioè una “crisi di concetti”, dove i termini più utilizzati nel lessico corrente, come amore, libertà, dono sincero, persona, sono stati stravolti”. A questo proposito il papa raccomanda la sua enciclica sulla verità, “Veritatissplendor”. In questo fondamentale documento il Pontefice analizza il razionalismo moderno, cominciato con Renè Descartes, che allontanandosi progressivamente dall’insegnamento cristiano su Dio, introduce il dualismo fra lo spirito e il corpo, favorendo ad affermarsi la tendenza “a trattare il corpo umano non secondo le categorie della sua somiglianza con Dio, ma secondo quelle della sua somiglianza con tutti gli altri corpi presenti in natura, corpi che l’uomo utilizza quale materiale per la sua attività finalizzata alla produzione di beni di consumo”. Tutti possono comprendere che tale ragionamento può sconfinare in enormi pericoli. Quando il corpo umano viene considerato come materiale, alla stregua degli animali, come succede per la manipolazione degli embrioni o dei feti, “si va incontro inevitabilmente ad una terribile sconfitta etica”. Collegato al tema della famiglia San Giovanni Paolo II ha scritto le pagine più belle della Chiesa sulla dignità e la missione della donna oggi. In particolare nella Lettera apostolica “Mulierisdignitatem” (15 agosto 1988) tutta dedicata alla donna. Ma il Papa, scrive Invernizzi, “non si accontenta di cavalcare la popolarità che le donne hanno nel mondo moderno per trovare uno spazio per quelle che si riconoscono nella Chiesa e professano la fede cristiana, spazio che potrebbe attenuare i tanti disastri provocati, soprattutto a partire dalla rivoluzione culturale iniziata nel 1968, dal femminismo e in generale dalla rivoluzione sessuale, che circa cinquant’anni dopo sta assumendo i connotati dell’ideologia del gender”. Tuttavia Papa Wojtyla vuole con questo documento, “rendere conto del perché la donna ha un ruolo, meglio una vocazione che gli uomini non devono piegare al loro modo di pensare le relazioni umane, che fra l’altro muta nei diversi periodi della storia”.

DOMENICO BONVEGNA
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