OCEANA chiede la PROTEZIONE dei CORALLI di PROFONDITÀ del MEDITERRANEO

A partire dal prossimo Lunedì si terrà a Rabat (Marocco) l’11° meeting della Convenzione di Barcellona sulle Aree Protette e sulla Biodiversità. Quest’anno, uno dei principali argomenti che verranno trattati sarà il miglioramento della protezione dei coralli delle acque profonde, dato che su proposta dal Governo Italiano, 11 nuove specie potrebbero essere incluse negli elenchi delle specie protette. Oceana chiederà ai paesi mediterranei di sostenere questa iniziativa per fermare la distruzione di questi organismi fragili, minacciati nella maggior parte degli oceani del mondo.

“"Nonostante l’alta importanza ecologica riconosciuta dagli ambiti scientifici, non esiste ancora nessuno strumento per proteggere i coralli delle acque profonde dagli attacchi provenienti dalle attività umane nel Mediterraneo” dichiara Ricardo Aguilar, Direttore Ricerche di Oceana in Europa. “Inoltre, questi habitat sono estremamente fragili e da loro dipende un gran numero di specie, alcune anche di interesse commerciale. Il Mar Mediterraneo è in una situazione critica, con l’88% degli stock sovrasfruttati; la protezione di questi coralli contribuirà senza dubbio alla conservazione degli stessi”.

I coralli delle acque profonde svolgono un ruolo di prima linea nel funzionamento degli ecosistemi profondi, in quanto sono dei grandi punti di concentrazione di biodiversità, ospitando inoltre numerose specie che li utilizzano come zone di riproduzione o vivaio. Ciò nonostante, gli stessi non sono adeguatamente rappresentati negli elenchi di protezione e neppure nell’attuale rete delle aree marine protette. Fino a poco tempo fa questa mancanza di protezione era giustificata dalle poche informazioni disponibili ma le nuove scoperte e pubblicazioni scientifiche recenti avvallano la proposta di protezione italiana. Tra e specie protette si trova la gorgonia a candelabro (Ellisella paraplexauroides) che, con 2 metri di lunghezza è il più alto del Mediterraneo e uno dei più alti del mondo, o il corallo nero (Leiopathes glaberrima), che può superare i 2.000 anni di vita, anche se alcuni studi su questa specie nel Pacifico sono arrivati a stabilire un’età superiore a 4.000 anni.

Accanto a queste specie estremamente vulnerabili è stata anche proposta l’inclusione nell’accordo della madrepora a cuscino (Cladocora caespitosa), un “fossile vivente” che è esistito nel Mediterraneo sin dal Pleistocene, la madrepora debole (Cladocora debilis) e la palma di mare (Callogorgia verticillata); e anche l’incremento del grado di protezione per altri coralli neri, come Antipathella subpinnata, Antipathes dichotoma, Antipathes fragilis e Parantipathes larix.

“A oggi, delle quasi 200 specie elencate per essere oggetto di una adeguata protezione o gestione, solo 5 corrispondono a corallo, tra le quali si annovera il corallo rosso (Corallium rubrum) o la madrepora arancione (Astroides calycularis)”, denuncia Pilar Marín, ricercatrice marina di Oceana. “Dopo 18 anni di applicazione del Protocollo relativo alle zone specialmente protette e alla biodiversità non è stata incorporata nessuna nuova specie di corallo. Oceana considera che con le informazioni scientifiche attualmente disponibili sui coralli delle profondità non ci sono scuse per opporsi ad una modifica e ad un aggiornamento degli Allegati”.

La Convenzione di Barcellona rappresenta lo strumento delle Nazioni Unite per la protezione del Mar Mediterraneo contro la Contaminazione. La Convenzione, attraverso i suoi protocolli, regola le zone protette e la conservazione della diversità biologica, gli scarichi da terra, la contaminazione prodotta delle imbarcazioni, le prospezioni offshore o la gestione integrata delle zone costiere. I rappresentanti dei paesi costieri si riuniscono ogni due anni per dibattere sui differenti temi che saranno approvati definitivamente nella riunione delle Parti Contrattanti che si svolgerà i primi di dicembre.