Fare chiarezza nella Chiesa per il bene di tutti!

Roma 24–5-2021 Hotel Ergife Conferenza Episcopale Italiana Assemblea generale della Cei, aperta dal Santo Padre Papa Francesco. S.E.Card. Gualtiero Bassetti Servizio realizzato durante la pandemia Corona Virus - Covid 19 Ph: Cristian Gennari/Siciliani

di ANDREA FILLORAMO

Il  Coordinamento di Associazioni contro l’abuso nella Chiesa cattolica, formato da “Adista”, dall’ ”Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne”, da “Donne per la Chiesa,” da “Noi siamo Chiesa”, dalla “Rete L’Abuso”, dal “Comitato vittime e famiglie”, da “Voices of Faith”, dal “Comité de la Jupe” e da “Left”, hanno unito le loro forze per «abbattere il muro di omertà che ha protetto finora i responsabili diretti e indiretti degli abusi e ha favorito l’invisibilità delle vittime», “fenomeno – come fanno osservare – che sempre più ha rivelato il proprio carattere sistemico, che affonda le proprie radici nella cultura clericale, in una malintesa immagine del clero come ceto sacro e intoccabile, nel tentativo della gerarchia di proteggere l’istituzione a scapito delle vittime, la cui vita è stata spesso devastata in modo irreversibile».

Nulla in Italia – a loro parere – per «realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che si sa ampiamente diffuso in tutta la Penisola. Non è stata intrapresa finora nessuna iniziativa di indagine e ricerca indipendente che potesse fornire dati oggettivi, primo passo verso una prassi di giustizia cui hanno diritto in primo luogo le vittime e le loro famiglie, ma anche i membri della comunità cristiana, i cittadini e le cittadine».

Il Coordinamento si impegna «per promuovere richieste concrete, sollecitando la Chiesa cattolica a operare un cambio di mentalità e a fare luce sul passato, a guardare in faccia la realtà assumendosi le proprie responsabilità degli abusi, degli insabbiamenti e dell’abbandono delle vittime, restate senza ascolto e senza risarcimento. E facendo richieste allo Stato, ai rappresentanti dei cittadini in Parlamento, alle istituzioni, nonché operando sul piano della sensibilizzazione dell’opinione pubblica».

Alla voce e all’appello del Coordinamento di Associazioni contro l’abuso nella Chiesa cattolica, ha risposto la CEI che ha aperto alla possibilità di un’indagine sulla pedofilia del suo clero ma non fa di più, rimandando ad altri tempi che non sappiamo, però, quali siano.

“In Italia – ha spiegato il segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor Stefano Russo – ci sono 227 diocesi e oltre 27.500 parrocchie: se faremo un’indagine, la faremo in modo attento al fatto che sia significativa rispetto ai risultati. Non ci interessa tanto puntare sulla quantità, ma puntare sulla qualità. Se ci sarà un’indagine, vogliamo che i dati siano quanto più possibile attendibili”.

Il presule ha sottolineato che “stiamo facendo un lavoro molto serio per la costituzione di una rete”, precisando che “al primo posto c’è l’attenzione alle vittime”.

Monsignor Russo ha aggiunto, inoltre, che l’impegno della CEI è quello di “rafforzare l’azione di tutela delle vittime. In quasi la totalità delle diocesi ci sono centri di ascolto, oltre ai referenti diocesani e a quelli regionali.

Vogliamo stare accanto a tutte le vittime. Questo lavoro di approfondimento nel segno dell’attenzione alle persone e della vicinanza alla vittime non esclude che si voglia realizzare l’indagine – conclude poi dicendo –  vedremo se si potrà realizzare”.