Nella Sala Auditorium “Concetto Marchesi” del Palazzo della Cultura di Catania, si è svolto il congresso “La separazione delle carriere. Verso il referendum, decidere con consapevolezza”, promosso da Grande Sicilia e Mpa. Un appuntamento che ha registrato una partecipazione significativa in presenza e sui canali social, confermandosi come uno dei momenti di confronto più approfonditi e qualificati nel dibattito pubblico siciliano in vista del referendum costituzionale.
Ad aprire i lavori è stata la coordinatrice Mpa Catania, Pina Alberghina, che ha richiamato il senso dell’iniziativa: offrire ai cittadini uno spazio di discussione serio, lontano dagli slogan e dalla contrapposizione ideologica, per comprendere nel merito le modifiche costituzionali sottoposte a voto.
Nel corso della mattinata sono stati affrontati i punti centrali del testo di revisione costituzionale: la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura, l’introduzione del sorteggio per la selezione dei componenti, l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. Temi che, come ricordato nell’introduzione, incidono su uno dei pilastri della vita democratica del Paese, l’equilibrio tra i poteri dello Stato e la tutela dei diritti dei cittadini.
Tra i primi interventi quello del sindaco di Catania, Enrico Trantino, che ha insistito sulla necessità di “decidere con consapevolezza”, denunciando il rischio che l’innalzamento dei toni nel confronto pubblico finisca per disincentivare la partecipazione e per allontanare i cittadini dalla comprensione reale della riforma.
A seguire, il presidente della Camera Penale di Catania “Serafino Famà”, Francesco Antille, ha espresso la posizione dell’avvocatura penalista, ricordando che la separazione delle carriere rappresenta una battaglia storica delle Camere Penali. Con un esempio efficace, ha richiamato l’immagine dell’arbitro in una partita internazionale per spiegare l’esigenza di un giudice realmente terzo e imparziale, distinto dall’accusa non solo nelle funzioni ma anche nel percorso professionale.
Il dibattito, moderato dal vicedirettore de La Sicilia Mario Barresi, ha visto alternarsi relatori di altissimo profilo accademico e istituzionale.
Luciano Violante, Presidente Emerito della Camera dei Deputati, ha illustrato le ragioni del No, evidenziando i rischi di una separazione che, a suo avviso, potrebbe determinare un eccessivo rafforzamento del pubblico ministero e sollevando perplessità sul sorteggio e sull’Alta Corte disciplinare.
Di diverso avviso Ida Angela Nicotra, Ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università di Catania, che ha richiamato il dato testuale della riforma, sottolineando come l’autonomia e l’indipendenza della magistratura restino espressamente garantite e come il sorteggio trovi già precedenti nel nostro ordinamento, a partire dall’articolo 135 della Costituzione.
Andrea Reale, Giudice della Corte di Appello penale di Catania e componente direttivo centrale ANM, ha evidenziato la necessità di depoliticizzare il Csm, sostenendo il sorteggio come strumento per superare le logiche correntizie e restituire all’organo di autogoverno la sua natura di organo di garanzia.
Il magistrato ed ex assessore regionali Massimo Russo, forte di un’esperienza maturata sia come giudice sia come pubblico ministero, ha dichiarato di essere giunto a una scelta convinta per il Sì, ritenendo che la separazione delle carriere rafforzi la percezione di terzietà del giudice agli occhi dei cittadini.
Tommaso Rafaraci, Ordinario di Diritto Processuale Penale dell’Università di Catania, ha ricostruito il percorso storico e culturale della riforma, definendola un passaggio coerente con l’evoluzione del processo accusatorio e con l’esigenza di rafforzare l’indipendenza interna della magistratura.
A chiudere i lavori è stato il portavoce di Grande Sicilia Mpa, Antonio Scavone, che ha richiamato la responsabilità della politica nel sottrarre il confronto al clima di rissa e contrapposizione che rischia di allontanare i cittadini dalle urne.
«Il vero presidio di democrazia è la partecipazione», è stato il passaggio centrale del suo intervento.
Scavone ha ribadito che il Movimento per l’Autonomia e Grande Sicilia sosterranno il Sì al referendum, ritenendo che la riforma rappresenti un passo verso una maggiore terzietà del giudice, una più netta distinzione delle funzioni e un superamento delle distorsioni correntizie emerse negli ultimi anni.
Il congresso ha dimostrato che è possibile discutere di riforme costituzionali senza cedere alla semplificazione. Con toni diversi, ma con rispetto reciproco, sono state esposte posizioni opposte. È stato questo il valore aggiunto dell’iniziativa. Grande Sicilia e Mpa rinnovano l’invito ai cittadini a informarsi, a confrontarsi e soprattutto a partecipare al voto.
