Salute e sugar tax, Chi e come ci vuole bene

In Italia, la cosiddetta sugar tax (1), che, dopo vari rinvii, sarebbe dovuta entrare in vigore lo scorso 1 gennaio, è stata rinviata – dicono – al prossimo 1 gennaio 2027. Rinvio che ha confermato l’eccitazione delle corporazioni del settore, preoccupate perché “produce danni economico-sociali”, “frena gli investimenti”, ovviamente “penalizza tradizione e made in Italy”, “non produce effetti per la salute”, “non esistono evidenze scientifiche di effetti clinici positivi registrati in pazienti grazie all’effetto diretto di questa imposta” (2).

Purtroppo, come spesso avviene, business e salute non sempre combaciano. Anzi. Le aziende che dovrebbero rendersi salutisticamente ed ecologicamente più compatibili con ambiente ed esseri umani, non mostrano interesse. L’unica cosa che capiscono sono i divieti. E per questo le loro lobby in Parlamento sono molto attive, in contrasto con la legittimità della normativa che la Corte Costituzionale aveva sentenziato nel 2024 (3). E pur se nel mondo sono 105 i Paesi che hanno una simile tassa (coprendo il 51% della popolazione mondiale), e in Ue è presente in Norvegia, Finlandia, Francia, Spagna, Polonia e Ungheria.

Una versione edulcorata del divieto arriva dal Regno Unito: non divieto di produzione ma di pubblicità. Da lunedì 7 gennaio oltre Manica sono vietate le pubblicità di alimenti e bevande “meno salutari” ricchi di grassi, sale e zucchero: in tv dalle 5,30 alle 21 e online in qualsiasi momento (4). Un divieto che secondo il governo britannico dovrebbe impedire 20mila casi di obesità infantile.

Insomma qualcosa nel mondo si muove, ma in Italia, si rimanda. I ministeri del settore hanno nomi molto pomposi – “Agricoltura e sovranità  alimentare”, “Imprese e made in Italy” – ma sono dediti più a produzione ed esaltazione di un presunto primato del Belpaese che non alla salute. Mentre il ministero della Salute continua ad esser solo tale, probabilmente perché “distratto” dai grossi problemi di organizzazione e finanziamento del SSN… ma che comunque nulla ha rilevato, pensato o preparato per far fronte alle decisioni di rinvio della Sugar tax. In Italia siamo specializzati in scarsa prevenzione, ma buona spartizione dei fondi quando c’è poi da intervenire per lenire i danni da questa scarsità.

Forse l’esempio britannico potrebbe servire a trovare una via accomodante tra salutisti e industrialisti, ma – suvvia – “that’s Italy”… che è un po’ come il noto tormentone “ No, non è la Bbc, questa è la Rai, la raitv”.

 

 

1 –  https://www.marionegri.it/magazine/sugar-tax-cose-a-cosa-serve-come-funziona-in-italia

2 – https://www.assobibe.it/abolizione-sugar-tax/

3 – https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2024/49

4 – https://www.aduc.it/notizia/uk+vigore+divieto+pubblicita+alimenti+non+sani+nel_141883.php

 

 

Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc