Meno OPEC ma più Europa

Senza combustibili fossili non ci sarebbe stata la crescita industriale, dei trasporti, dei commerci – né l’aumento del tempo libero dei lavoratori – per un secolo intero. Con i combustibili fossili abbiamo però avuto crisi climatica, inquinamento e instabilità geopolitica. L’UE, con il Green Deal (2019) e la prospettiva della neutralità carbonica al 2050, vede la possibilità di limitare i danni e ridurre costi insostenibili in diversi ambiti. Le emissioni di CO2, metano e particolato provocano 400 mila morti premature annue in Europa. La dipendenza da import da aree in perenne turbolenza sociopolitica (Russia, Medio Oriente) amplifica costi e rischi.

L’European Climate Law (2021) prevede il taglio delle emissioni di almeno il 55% entro 2030, un nuovo sistema di compensazioni per la CO2 emessa, la drastica riduzione delle importazioni di gas dalla Russia e, dal 2024, con il Net-Zero Industry Act l’adozione di almeno il 40% di tecnologie europee a emissione zero.

L’annuncio degli Emirati Arabi Uniti di uscire dall’OPEC dal 1 maggio 2026 fa prevedere un ridimensionamento dei prezzi del 10-15% in meno nel breve periodo. Questo indebolisce l’OPEC, favorendo surplus di offerta e per conseguenza attesa di prezzi più bassi.

Non è che il prezzo del petrolio calante finirà per ritardare la transizione energetica europea? Il rischio esiste ed è reale e deve essere mitigato da meccanismi della UE.

L’esperienza del passato può insegnare molto. Quando i prezzi del petrolio crollarono tra il 2014 e il 2016 (da 100 a 30 dollari al barile), le rinnovabili in Europa crebbero comunque del 20%; l’ETS – il Sistema europeo di scambio delle quote di emissione – ha mantenuto stabili i prezzi della C02 e i sussidi alla riconversione hanno spinto gli investimenti. Oggi (2026), pur con prezzi oscillanti tra 70 e 110 dollari, le rinnovabili coprono il 48% dell’elettricità UE (erano il 36% nel 2021) e i fossili sono scesi al 26%.

L’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’Opec aumenterà l’offerta di petrolio, calmierando i prezzi a breve, ma i consumi di petrolio in UE sono già calati dell’8% rispetto al 2021.

Si spera che le norme UE di protezione ambientale (come il divieto auto a benzina 2035, o avere edifici a zero emissioni) vadano avanti indipendentemente dal mercato del petrolio.

Insomma, da questa crisi globale dell’uso di energia, non si esce guardano al breve periodo o tornando indietro rispetto a una visione correttamente ambientalista, ma solo rafforzando le Istituzioni europee e mantenendo dritta la barra del rinnovamento e del cambiamento di paradigma energetico.

Gian Luigi Corinto
docente di Geografia e marketing agroalimentare Università Macerata, collaboratore Aduc