Dalla discarica all’inceneritore, come dire “dalla padella nella brace”

di Roberto Malini

Sul Carlino di oggi, 25 ottobre 2023, Giuseppe Balduini di Forza Italia rilancia il suo “no“ alla discarica di Riceci, ma contemporaneamente promuove un “termovalorizzatore”.

Balduini non ha una conoscenza specifica dell’impianto che loda e lo si comprende fin da quando distingue “termovalorizzatore” da “inceneritore”, affermando che il primo è una cosa buona, mentre il secondo non lo è. In realtà i due termini sono sinonimi e il primo è stato coniato in Italia dal marketing dell’industria dei rifiuti per conferirgli un’aura di accettabilità. L’Unione europea ha bacchettato più volte l’Italia per l’impiego di questo termine al posto di quello corretto: “inceneritore”. Balduini tesse inoltre gli elogi dell’inceneritore di Copenaghen, che tuttavia, dopo le promesse in fase di progettazione, in cui si inducevano i cittadini a credere che l’impianto avrebbe combinato incenerimento dei rifiuti con attività sportive e ludiche sulla pista da sci costruita sopra l’impianto, si è rivelato un colossale problema.

Il grande inceneritore è oggi al centro di un dibattito sempre più acceso in Danimarca. Se però il flop dell’inceneritore dell’isola di Bornholm si è concluso con il progetto di dismissione dello stesso, antieconomico e inquinante, che avverrà entro il 2032, a Copenhagen parliamo di un mostro che occupa 41.000 metri quadrati. Tre sono i problemi che lo rendono inadeguato: la necessità costante di importare rifiuti da altre aree per mantenerlo funzionante, rendendolo così economicamente sostenibile; i continui guasti e imprevisti, causa di costi non più affrontabili; le importanti emissioni di gas serra nonché la produzione di ceneri e scorie causate dall’incenerimento, che hanno causato un grave peggioramento della qualità dell’aria e un aumento di patologie respiratorie, endocrine, circolatorie. La Danimarca, un paese che produce una quantità significativa di rifiuti per abitante, si trova ad affrontare una difficile equazione tra incenerimento, emissioni di gas serra e l’obiettivo di una politica energetica più sostenibile.

In questo scenario, tutti ormai, dalle istituzioni agli esperti, dai media all’opinione pubblica considerano l’ecomostro di Copenaghen non più come il modello virtuoso che molte fonti avevano originariamente previsto, ma piuttosto come un caso che offre alcune lezioni importanti sulle sfide legate al trattamento dei rifiuti e alle questioni ambientali che circondano questi impianti invasivi, tossici e patogeni.

 

Nella foto, l’inceneritore di Copenhagen